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Cantieri

Entra nel vivo il progetto di Terna per la costruzione della sua prima nave posacavi

La società, che prevede di riceverla in consegna a inizio 2030, ha dato il via a una gara per affidare servizi di supporto tecnico

di FRANCESCA MARCHESI
12 Settembre 2025
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Cable layer

Con l’avvio di una gara europea per le attività di ingegneria, supporto tecnico e supervisione, entra nel vivo il progetto di Terna di dotarsi della sua prima nave posacavi di proprietà, per la quale già lo scorso anno aveva avviato una consultazione di mercato.

La società di gestione della rete elettrica nazionale ha infatti dato il via a una procedura pubblica per aggiudicare servizi di ingegneria, supervisione alla costruzione e supporto, a fronte di un budget di massimo 5,45 milioni di euro.

Più precisamente, la gara varata oggi comprende servizi di “supporto tecnico specialistico” che accompagneranno Terna “lungo l’intero processo di approvvigionamento, realizzazione e messa in esercizio” della nave. Il vincitore nel dettaglio si occuperà della redazione della documentazione per la gara relativa alla fornitura del mezzo, della assistenza tecnica durante lo svolgimento della procedura, della sorveglianza tecnica delle attività di progettazione esecutiva e costruzione, nonché infine del supporto durante il periodo di garanzia.

Al di là del procedimento in sé (in chiusura il prossimo 27 ottobre), la lettura della relativa documentazione di gara è interessante anche perché fornisce diversi dettagli rispetto alle caratteristiche, agli impieghi previsti e soprattutto ai tempi di realizzazione e consegna della nave, i quali non saranno affatto ravvicinati. Il cronoprogramma prevede infatti che la gara per la fornitura possa avere luogo tra il giugno del 2026 e lo stesso mese del 2027, con l’inizio della costruzione a settembre del 2027 e quindi la consegna prevista nel febbraio del 2030.

Rispetto alle caratteristiche e funzionalità del mezzo, la documentazione evidenzia innanzitutto che tra i suoi compiti ci saranno la riparazione di cavi sottomarini fino a 2.500 metri di profondità; l’interramento di cavi fino a 1.000 metri di profondità; lo svolgimento di indagini marine fino a 2.500 metri di profondità, nonché altre attività ausiliare in ambito offshore.
Specificati nel dettaglio anche i requisiti minimi della nave, che – si legge –  dovrà avere lunghezza di 120-140 metri, larghezza di 25-35 metri, un working deck di 1.700 metri quadrati, velocità minima di 13 nodi, sistema di posizionamento Dp3, oltre che naturalmente dotazione tecnica specifica (ad esempio gru, eliporto, cable carousel da 5mila tonnellate, …). L’unità dovrà inoltre battere bandiera italiana, essere classificata dal Rina e poter accogliere un equipaggio di almeno 100 persone.

La scelta di Terna di dotarsi di una posacavi di proprietà, anziché continuare a utilizzare unicamente servizi forniti da provider quali Prysmian, è il frutto di riflessioni in corso ormai da alcuni anni.

Il tema era infatti già discusso in una relazione prodotta nel 2021 da Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sulla capacità elettrica tra Italia e Grecia, che risultava spesso ridotta per via di frequenti avarie e dei conseguenti interventi di manutenzione. Nel caso in particolare di guasti a mare, vi si sottolineava che i tempi necessari per il ripristino della rete, solitamente pari a “due mesi o più”, risultavano lunghi in particolare per via della difficoltà di reperimento di mezzi navali idonei e con tempi di attesa anche di “qualche settimana” tra la prenotazione della nave e il suo arrivo in loco.
Per risolvere la criticità, Arera prospettava appunto la acquisizione di un mezzo dedicato, o in alternativa la sottoscrizione di “servizi di abbonamento”. In risposta, Terna aveva evidenziato di ritenere i vantaggi assicurati dalla proprietà di una nave dedicata superiori ai costi, rilevando inoltre che “il repentino incremento a livello globale di collegamenti sottomarini, dovuto al perseguimento di obiettivi di decarbonizzazione” avrebbe comportato, già dal 2024, “una crescente insufficienza dei mezzi atti alla loro installazione e, a fortiori, alla loro riparazione e manutenzione”.

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