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Tempesta giudiziaria sull’Arsenale di La Spezia e su Siman

Avvisi di garanzia per svariate ipotesi di reato (fra cui associazione per delinquere) per ufficiali, funzionari e imprenditori

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
9 Ottobre 2025
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Alcune aziende che operano all’interno dell’Arsenale militare di La Spezia e i rapporti tra queste e l’amministrazione militare sono finiti nel mirino della Procura della città ligure. La notizia è stata rivelata del quotidiano La Nazione.

Un avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato nei giorni scorsi dal pubblico ministero Elisa Loris, titolare dell’inchiesta che nei mesi scorsi aveva portato il gip a disporre il sequestro preventivo di circa nove milioni di euro nei confronti di tre persone. Diciassette le persone indagate a piede libero, cui si aggiungono due società finite al centro dell’inchiesta, ovvero la Siman Divisione immobiliare e la Esse Emme.

Si tratta di Nicola Battistini, 45enne all’epoca consigliere delegato della Siman; il funzionario di Marina Cesare Ceccobelli, 59 anni; l’ufficiale Andrea Corbani, 52 anni; il contrammiraglio Stefano Corona, 63 anni, all’epoca direttore dell’Arsenale militare spezzino; Alberico Crosta, 55 anni, dipendente di un’azienda, Marco Faconti, imprenditore di 71 anni; Giovanni Michele Invernizzi, 48enne all’epoca capitano di corvetta e funzionario tecnico dell’Arsenale; l’imprenditore Fabrizio Maraglia, 61enne all’epoca alla guida della Siman; Marusca Paita, consigliere della stessa azienda, 51 anni, l’ingegnere Walter Ricci, 42 anni e persone che all’epoca dei fatti ricoprivano i ruoli di amministratori, soci o dipendenti  delle società finite sotto la lente: Alessandro Tavilla (64 anni). Roberto De Angeli (82), Luigi Vernazza (68), Donatella Rossi (67), Lara Antonacci (38), Andrea Negrari (76) e Maurizio Narra (75).

Diverse le ipotesi di reato avanzate a vario titolo dalla Procura: non solo quelli di natura finanziaria e tributaria, ma anche la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, l’omessa denuncia del reato, truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture, corruzione in concorso. Le indagini, durate diversi anni, si sono sviluppate lungo due tronconi.

Il primo, di natura finanziaria, ha visto impegnati sul campo i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale, che hanno svelato una presunta commissione sistematica di plurimi reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, attraverso diverse aziende del settore nautico impegnate anche in appalti di lavori eseguiti in Arsenale. Nel mirino fatture per oltre 14 milioni di euro, emesse da società che, pur non avendo una struttura aziendale adeguata, potevano contare su un numero elevato di dipendenti che, attraverso fittizi contratti d’appalto, venivano somministrati illecitamente alle aziende realmente operanti.

Il secondo ha invece posto sotto la lente i legami tra l’amministrazione militare e le aziende operanti all’interno della base navale. La Procura, all’esito delle indagini, ha ipotizzato il reato di associazione per delinquere per Maraglia, Battistini, Paita, Crosta, Invernizzi e Faconti. All’ex direttore dell’Arsenale, Stefano Corona, viene invece contestata la falsità ideologica e, in concorso, la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: ipotesi di reato, quest’ultima, da porre in relazione all’accordo quadro sottoscritto con la Siman, attraverso cui si sarebbe evitata la procedura ad evidenza pubblica per l’assegnazione della navata centrale del fabbricato 61 dell’Arsenale.

Per il funzionario Ceccobelli e l’ufficiale Corbani vengono invece ipotizzati dalla Procura diversi reati di falsità ideologica nell’ambito dei contratti di permuta firmati tra l’arsenale e la Siman. Agli atti anche un episodio di corruzione aggravata in concorso, che vede indagati Maraglia, Paita, Crosta e l’ex funzionario dell’Arsenale spezzino, Invernizzi: l’ufficiale avrebbe percepito denaro in cambio della predisposizione di falsi certificati di regolare esecuzione relativi a due appalti di bonifica dell’amianto. Tra i reati ipotizzati, anche una presunta truffa allo Stato con annessa frode nelle forniture pubbliche perpetrata ai danni della Marina militare da parte di un’associazione temporanea di impresa: sotto la lente, un possibile raggiro quantificato dagli investigatori di Finanza e Carabinieri in quasi due milioni di euro, relativi alla bonifica di 2.612 interruttori su varie unità navali, e per la bonifica dei sistemi di combattimento delle navi Grecale e Libeccio, che sarebbero stati falsamente dichiarati come correttamente bonificati.

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