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Acl (Gruppo Grimaldi) rischia di alzare bandiera bianca in Atlantico per i dazi Ustr

Malgrado il carico misto, a maggioranza container, la classificazione delle navi come puri ro-ro potrebbe portare a un insostenibile aggravio di 34 milioni di dollari di costi l’anno

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
23 Ottobre 2025
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Acl fleet

L’ultima modifica delle nuove tariffe imposte dal Trade Representative degli Stati Uniti (Ustr) alle navi di produzione cinese potrebbe essere esiziale per Acl – Atlantic Container Lines, compagnia Usa del gruppo Grimaldi di Napoli.

Le navi di Acl, costruite in Cina fra 2015 e 2016, sono con-ro di particolare concezione con capacità di 3.800 Teu e circa 6.400 metri lineari di garage, che secondo la compagnia trasportano – sulle rotte transatlantiche – per l’80% container, per il 10% carichi fuori sagoma come ali di aeromobili e trasformatori per centrali elettriche e macchinari per data center e per il 10% rotabili, di cui solo un 1% costituito da autovetture (il resto essendo trattori e altre attrezzature edili).

Ciononostante le dogane statunitensi (Customs and Border Protection) le avrebbero classificate come ro-ro, con la conseguenza che, data la recente imposizione per questo genere di nave di una tariffa basata sulla capacità di stazza netta della nave anziché sul numero di veicoli trasportati, “alle cinque navi verrebbe addebitata una tariffa di 1,4 milioni di dollari cinque volte l’anno, pari nel complesso a circa 34 milioni di dollari” secondo quanto dichiarato alla Cnbc da Andrew Abbott, Ceo di Atlantic Container Line.

“I tradizionali Ro/Ro sembrano parcheggi galleggianti; noi non lo siamo. Gran parte delle merci che trasportiamo sono destinate sia ai produttori americani che all’esportazione. Questi clienti ora sono terrorizzati all’idea di perdere il loro principale vettore per il trasporto di quei prodotti. Quindi c’è molto sconcerto, un vero e proprio shock” ha detto Abbott, avvertendo che l’eventuale uscita di Acl dal mercato costringerebbe gli esportatori e gli importatori statunitensi a trovare un servizio charter che costerebbe di più e non fornirebbe un servizio settimanale.

“Noi abbiamo solo l′1% delle nostre navi con auto, eppure ci vediamo addebitati tariffe come fossero il 100%. E peraltro siamo l’unica compagnia con sede negli Stati Uniti. Pensavo che l’Ustr volesse incoraggiare le persone a rimanere negli Stati Uniti, non allontanarle. Ma ci stanno semplicemente mostrando la porta. Se la situazione dovesse rimanere invariata, dovremo iniziare a valutare seriamente la possibilità di reimpiegare diversamente le navi l’anno prossimo. È qualcosa che dovremmo fare, anche se non vogliamo. Porrebbe fine a una storia molto, molto lunga per un’azienda che offre un servizio unico che nessun altro offre sulla rotta commerciale atlantica”.

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