Sempre più concentrato l’orderbook di navi portacontainer
Arrivato al massimo storico, il portafoglio ordini è appannaggio esclusivo di Cina, Corea e Giappone, con qualche specifica eccezione

Se già per la flotta circolante l’origine delle singole navi è segno del dominio navalmeccanico di Corea (50,1%), Cina (29,4%) e Giappone (9,9%), l’orderbook di portacontainer è ancora più caratterizzato da questa suddivisione, con un complessivo 98,5% (con le seguenti rispettive percentuali: 20,2%, 74%, 4,2%).
Con un portafoglio ordini che è attualmente il più grande di sempre, con oltre mille nuove costruzioni e oltre 10 milioni di teu di stiva aggiuntiva ordinati, pari al 31,1% della flotta globale in termini di capacità di slot teu, l’1,5% di cantieristica al di fuori della triade asiatica rappresenta comunque un motivo di esame per Alphaliner.
Delle 29 portacontainer in costruzione al di fuori di Cina, Corea e Giappone, 16 saranno realizzate a Taiwan, 4 in Turchia, 3 negli Stati Uniti e 2 in India. Alcune navi molto piccole saranno poi realizzate ordinate da cantieri in Azerbaigian, Indonesia e Pakistan.
“In molti casi, ci sono ragioni specifiche per cui queste navi sono state ordinate da cantieri al di fuori delle 3 grandi nazioni cantieristiche” ha spiegato Alphaliner. “Le due navi più grandi della Turchia, navi da 4.012 teu, sono in costruzione presso un cantiere che è una società affiliata dell’armatore e dell’operatore che le ha commissionate. Gli ordini negli Stati Uniti sono chiaramente motivati dai requisiti del Jones Act, che richiede tonnellaggio costruito negli Stati Uniti per le operazioni sui servizi nazionali, come le linee per le Hawaii, l’Alaska e Porto Rico”.
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