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Economia

L’Autorità del canale di Suez richiama gli armatori: “Transiti sicuri, continuano ad aumentare”

Cma Cgm è la shipping line che più delle altre sceglie di tornare alla navigazione attraverso il Mar Rosso ma la rioduzione dei transit time e dell’offerta di stiva rischia di essere un boomerang per i noli marittimi

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
5 Novembre 2025
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Nave portacontainer – Canale di Suez

L’Autorità del Canale di Suez da alcune settimane sta registrando i primi significativi aumenti nel numero di transiti dall’inizio della crisi regionale in Mar Roso alla fine del 2023 e nel mese di ottobre ha ottenuto il più alto tasso di crescita media mensile di navi tornate a percorrere la via d’acqua dall’inizio della guerra in Medio Oriente.

Alla notizia di questo incremento è stata data particolare enfasi in occasione di una riunione con i rappresentanti di 20 primarie compagnie di navigazione e agenzie marittime ospitata dal presidente dell’Autorità del Canale di Suez, l’ammiraglio Ossama Rabiee, per discutere gli sviluppi nel Mar Rosso e nell’area di Bab el-Mandeb divenuta nel recente passata area pericolosa per gli attacchi dei miliziani Houthi. L’Autorità sta organizzando riunioni periodiche che, a suo dire, servono a “consultare i piani di navigazione e gli orari per il prossimo periodo”. Rabiee ha infatti “invitato” le compagnie di navigazione a effettuare almeno dei viaggi di prova per testate la ritrovata sicurezza di quel tratto di mare dopo la tregua raggiunta fra Hamas e Israele.

Tra luglio e ottobre la Suez Canal Authority segnala che il tonnellaggio in transito attraverso la via d’acqua che collega Mar Rosso e Mar Mediterraneo è aumentato del 10% rispetto allo scorso anno. La ripresa del numero di navi, tuttavia, è rimasto contenuto, con un miglioramento di appena il 2%, ma questo dimostrerebbe che navi più grandi stanno scegliendo di tornare a transitare via Suez rispetto allo scorso anno. Oltre 4.400 sono le imbarcazioni che hanno navigato nel canale negli ultimi quattro mesi; 229 navi solo nel mese di ottobre.

Riprendendo una notizia degli ultimi giorni, l‘Autorità egiziana ha evideniato come la shipping line francese Cma Cgm, che negli ultimi due anni ha frequentemente inviato le proprie navi ‘più piccole’ attraverso il Mar Rosso con la scorta della missione Eunavfor Aspides, ha recentemente scelto di testare il transito via Suez anche con una portacontainer Ultra Large, la Cma Cgm Benjamin Franklin da quasi 18.000 Teu. Ora si attende solo che la compagnia diriga anche le sue navi di ultima generazione da 23.000 Teu attraverso il canale invece che farle circumnavigare l’Africa.

Da Marsiglia hanno fatto sapere di voler procedere in quella direzione, così come analogamente altri vettori, tra cui Hapag-Lloyd, hanno dichiarato di monitorare gli sviluppi per prendere una decisione. Msc avrebbe affermato di prevedere un “rapido ritorno delle navi dirette a sud nel prossimo periodo”, Evergreen di essere pronta a riprendere non appena la situazione si stabilizzerà completamente e definitivamente, e anche Cosco prevede che molte compagnie di navigazione, con il ritorno della stabilità, instradaranno le navi attraverso il canale. 

Sempre dalla riunione in Egitto è emerso che un rappresentante dell’agenzia marittima Inchcape ha sottolineato come una degli ostacoli principali al ritorno delle navi in Mar Rosso rimane l’assicurazione war risk necessaria fino a quando l’area non risulterà stabilizzata. Abdel Aziz Nabil ha dichiarato all’assemblea che l’elevato costo dell’assicurazione marittima per il transito nella regione rimane un ostacolo significativo e nonché la ragione principale del ritardo nella ripresa delle operazioni sul Canale di Suez da parte di molte compagnie di navigazione.

Altro fattore non detto, ma evidente, è il rischio di un crollo dei noli marittimi per le spedizioni via mare di container che i vettori marittimi stanno cercando di scongiurare o quantomeno di posticipare il più possibile ritardando un ritorno ai transiti via Suez che, rispetto all’alternatuva di circumnavigare l’Africa sulle rotte fra Asia ed Europa, significherebbe una drastica riduzione dell’indice tonnellate-miglia e quindi una maggiore offeta di stiva con conseguente pressione al ribasso sui prezzi dei trasporti via mare.

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