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Progetto da correggere ma intanto il dragaggio del porto di Spezia andrà avanti

Malgrado tre pagine di prescrizioni ante operam, il commissario della diga di Genova promuove il piano di conferimento e l’Adsp del Mar Ligure orientale annuncia il bando per un primo lotto da 282mila mc

di Redazione SHIPPING ITALY
7 Gennaio 2026
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Dragaggi La Spezia

Il piano per il conferimento dei materiali di dragaggio del porto di La Spezia ai cassoni della nuova diga foranea di Genova è stato adottato dal commissario straordinario all’opera Marco Bucci (che è anche presidente della Regione Liguria).

“Stiamo vivendo una fase epocale” ha detto il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, Bruno Pisano, “perché, dopo il ‘via libera’ del  Consiglio di Stato alla gara per la realizzazione del nuovo Terminal Ravano (confermando l’aggiudicazione dei lavori da 90 milioni di euro e sbloccando l’avvio del cantiere), cade anche un altro importante vincolo con l’approvazione del piano per il conferimento presso la nuova diga foranea di Genova dei sedimenti provenienti dal dragaggio del terzo bacino”.

“Ora potremo procedere speditamente alla realizzazione delle opere necessarie all’ampliamento del nostro porto, attese e programmate da dieci anni” sono le parole di Pisano. “Lavoreremo, come abbiamo sempre fatto finora, in piena sinergia con gli operatori privati. LSCT si occuperà della parte a terra, AdSP della parte a mare, ovvero il dragaggio del terzo bacino portuale, propedeutico anche ai lavori di ampliamento del Terminal del Golfo, per cui il Gruppo Tarros ha avviato le procedure di gara”.

La firma del Piano per il conferimento presso la nuova diga foranea di Genova dei sedimenti provenienti dal dragaggio del terzo bacino del porto della Spezia, da parte del Commissario Straordinario per la ricostruzione Marco Bucci, risale al 31 dicembre: “Questa prima versione del Piano riguarda il trasferimento di 282.000 mc, da effettuare nel corso del 2026 con la finalità di approfondire i fondali e renderli agibili, ai fini della navigazione, alle navi portacontainer dirette all’ampliato terminal Ravano”.

La nota della port authority spezzina specifica che “l’approvazione è giunta a seguito dell’espressione dei pareri vincolanti di competenza della Regione Liguria, di Arpal e di ASL, pervenuti nei giorni immediatamente precedenti la fine del 2025 e costituisce il titolo abilitativo all’esecuzione delle operazioni previste nel Piano. Proprio allo scopo di avviare quanto prima le operazioni di dragaggio in questione, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale pubblicherà, a breve, il bando di gara per l’affidamento dei lavori, che sono stati suddivisi in un lotto principale e in uno o più lotti opzionali, per un volume complessivo di dragaggio di 822.056 mc”.

I pareri vincolanti degli enti tecnici competenti non sono stati allegati al decreto appena pubblicato, ma in esso si legge che essi sono stati “favorevoli”, seppur condizionati all’ottemperanza a una serie di “prescrizioni da attuarsi prima dell’inizio delle attività”. L’elenco di tali prescrizioni occupa oltre tre pagine del decreto.

Particolarmente puntuali quelle dettate dagli uffici tecnici della Regione Liguria, incentrate su un tema molto sentito nel Golfo de La Spezia per la presenza di numerosi impianti di miticoltura: il primo paragrafo è costituito infatti dalla richiesta di correttivi e modifiche al modello di sedimentazione della torbidità legata all’intervento. Fra gli altri rilievi poi, la richiesta (anche da Arpal) di integrazione del profilo analitico dei sedimenti con i parametri “cadmio” e “Pcb” (policlorobifenili), evidentemente non valutati (al momento dell’invio della documentazione agli uffici preposti l’ente ne ha rifiutato la pubblicazione), e rilevata la finora assente autorizzazione allo sversamento in una (non meglio precisata) vasca di colmata temporanea dei sedimenti destinati a discarica.

Malgrado tali carenze, l’Autorità di sistema portuale de La Spezia, accordatasi con quella di Genova (appaltante della nuova diga) per il conferimento lo scorso agosto, ha evidenziato in una nota come l’adozione “costituisca il titolo abilitativo all’esecuzione delle operazioni previste nel piano”. E ha annunciato appunto la “pubblicazione a breve del bando di gara per l’affidamento dei lavori”, senza dettagliare come verrà bandito un progetto da modificare e risottoporre al vaglio degli enti che tali modifiche hanno imposto.

Intanto, nell’ambito delle procedure di verifica (in sede di Ministero dell’ambiente) delle condizioni cui furono rilasciati il parere di Valutazione di impatto ambientale originario (e il successivo ok alla variante progettuale che accorpò le due fasi di realizzazione della diga), l’Adsp di Genova ha sottoposto al dicastero nei giorni scorsi la documentazione relativa ad alcune delle ottemperanze richieste.

A quasi tre anni di distanza, in particolare, l’ente ha risposto a quanto nel 2023 rilevò l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) a proposito della problematicità (per la stabilità dei fondali) della presenza delle testate di due canyon sottomarini in prossimità della nuova diga e di un relativo rischio tsunami.

Secondo l’Adsp la richiesta del Cnr di installare un particolare sistema di monitoraggio, le cui “fornitura e installazione richiedono notevoli tempi di approvvigionamento”, con un “costo di gestione/manutenzione per un periodo di 10 anni sarebbe nell’ordine di almeno 2 milioni di euro”, sarebbe però “decisamente sproporzionata rispetto all’obiettivo di verificare nel lungo termine la stabilità delle teste dei canyons sottomarini. Le reti sismiche esistenti e i sistemi di monitoraggio strutturale già previsti garantiscono un livello di controllo adeguato”. Nelle prossime settimane il Mase dovrà esprimersi su tale valutazione.

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