Bloccata a Trapani una nave cargo carica di pale eoliche
Disposto dalla Guardia Costiera il fermo amministrativo per la presenza di sei non conformità rispetto agli standard internazionali
Una nave mercantile arrivata nel porto di Trapani per un normale scalo tecnico e commerciale di componenti eolici, è stata bloccata dalla Guardia Costiera che ne ha disposto il fermo amministrativo per gravi carenze di sicurezza.
La nave, della lunghezza di circa 130 metri con una stazza superiore alle 8 mila tonnellate, battente bandiera liberiana, era approdata in banchina martedì mattina. Per l’operazione di controllo, sotto il coordinamento della Direzione marittima di Palermo, è salito a bordo il team specializzato del Port State Control della Capitaneria di Trapani che si è trovato di fronte un equipaggio internazionale, composto da marittimi russi, ucraini, indiani e filippini.
I controlli sono partiti dalla documentazione di bordo e dei titoli professionali, per poi spostarsi dal ponte di comando alla sala macchine, fino agli spazi vitali riservati all’equipaggio. Il bilancio finale ha riportato il riscontro di sei non conformità rispetto agli standard internazionali. Nello specifico, le carenze hanno riguardato le procedure di emergenza, la sicurezza del personale e il sistema generale di gestione della sicurezza. Secondo la Guardia Costiera si è trattato dunque di questioni sostanziali che avrebbero potuto mettere a rischio le persone a bordo e l’ambiente marino.
La nave, informa una nota, non potrà lasciare le acque trapanesi finché ogni irregolarità non sarà stata sanata. Per il processo di sblocco servirà l’intervento dell’Autorità di bandiera della nave e degli ispettori del registro di classifica. Solo dopo una seconda ispezione da parte della Guardia Costiera, se tutto risulterà a norma, il cargo potrà riprendere il mare.
Si tratta del primo provvedimento di fermo del 2026 per la Capitaneria di porto di Trapani. L’attività rientra nel vasto raggio d’azione del Paris Memorandum of Understanding, un accordo che impegna i Paesi europei (più Canada e Regno Unito) finalizzato a garantire la sicurezza della navigazione, le condizioni di vita e di lavoro degli equipaggi e la tutela dell’ambiente marino.
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