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Propulsione nucleare offshore: per Vard è un’opzione reale

Il progetto NuProShip II, guidato dalla controllata di Fincantieri, conferma la fattibilità tecnica: reattori di quarta generazione e zero emissioni sono possibili anche sulle navi più complesse

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
31 Gennaio 2026
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Uno studio conferma che le navi offshore a propulsione nucleare si possono costruire. Come riportato anche dalla stampa internazionale, dai risultati di NuProShip II, il progetto di ricerca guidato da Vard, del Gruppo Fincantieri, insieme all’Università norvegese Ntnu e a un pool di partner industriali, non solo è possibile integrare reattori nucleari di ultima generazione su navi da lavoro complesse, ma sono inoltre rispettati i severi standard di sicurezza che il mare richiede.

Lo studio è il passo successivo di un percorso iniziato da Vard con NuProShip I, chiuso a fine 2024, che aveva il compito di fare una prima scrematura tra quasi cento tecnologie mondiali. Alla fine ne sono state scelte tre, basate su piccoli reattori modulari (Smr) che usano un combustibile particolare, il Triso, noto per essere estremamente resistente e sicuro.

Con la fase due, Vard ha applicato queste tecnologie concretamente al design di una nave offshore. L’idea è quella di usare un reattore raffreddato a gas elio come ‘motore’ principale con il risultato di permettere a una nave di non emettere CO2 e, soprattutto, di poter lavorare in mare aperto per anni senza mai dover rientrare in porto per fare rifornimento. Un vantaggio logistico enorme rispetto a qualsiasi altra soluzione green attuale.

C’è inoltre il delicato aspetto della  stabilità: le navi offshore devono mantenere la posizione millimetrica in mezzo al mare, il cosiddetto posizionamento dinamico, o Dp. Lo studio conferma che l’architettura nucleare proposta soddisfa i requisiti Dp2 e può essere scalata fino al livello Dp3, ossia il livello massimo, che garantisce operatività anche in caso di incendi o allagamenti gravi.

Il progetto non si è fermato al reattore in quanto i ricercatori hanno ipotizzato l’uso di turbine a CO2 supercritica e batterie termiche per gestire i picchi di energia, lavorando molto anche sulle schermature per proteggere l’equipaggio.

Oltre a Vard e agli scienziati, partecipano al progetto l’ente di classifica Dns e l’armatore Island Offshore. “Avere un armatore nel team è fondamentale” ha spiegato Henrik Burvang, responsabile Ricerca e Innovazione di Vard Design. “Dimostra che chi opera in mare sta guardando seriamente a questa tecnologia per il futuro”.

Il progetto attuale, finanziato dalla Norvegia, andrà avanti fino al 2026. Tutto il lavoro di ricerca inoltre confluirà nel nuovo centro Sfi Saint, che avrà fondi per quasi 30 milioni di dollari e lavorerà per i prossimi otto anni con l’obiettivo di superare gli ultimi ostacoli, che non sono più tanto tecnologici, quanto normativi e di opinione pubblica.

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