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Cilp e Compagnia Portuale Civitavecchia spiegano il loro no al nuovo porto crociere di Fiumicino

Entrambe le aziende hanno ‘sposato’ le iniziative giudiziarie avviate contro il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale

di Redazione SHIPPING ITALY
4 Febbraio 2026
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Royal Fiumicino 1

Dopo l’articolo pubblicato su SHIPPING ITALY lo scorso 28 gennaio, Compagnia Portuale Civitavecchia e Cooperativa Impresa Lavoratori Portuali hanno inviato alla nostra redazione il seguente contributo nel quale spiegano in maniera approfondita le ragioni della loro contrarietà al progetto di un nuovo terminal crociere a Fiumicino all’interno di un porto privato.

Intervento a firma di:
Patrizio Scilipoti – Presidente CPC (Compagnia Portuale Civitavecchia)
Enrico Luciani – Presidente CILP (Cooperativa Impresa Lavoratori Portuali)

 

La Compagnia Portuale Civitavecchia (CPC) e la Cooperativa Impresa Lavoratori Portuali (CILP), rappresentate rispettivamente dai Presidenti Patrizio Scilipoti ed Enrico Luciani, rendono nota la propria posizione in merito al progetto del porto crocieristico di Fiumicino–Isola Sacra e alle iniziative giudiziarie avviate avverso il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Le due cooperative, anche attraverso la propria associazione di riferimento, ovvero l’ANCIP, ribadiscono la più ferma contrarietà alla realizzazione di un’infrastruttura portuale “privata” completamente al di fuori dell’alveo dei principi e delle regole della legge n. 84/1994 e dichiarano il proprio sostegno a ogni iniziativa, a qualunque livello, volta a contrastare l’attuazione di questo scellerato progetto, destinato a incidere negativamente e inevitabilmente sull’equilibrio del sistema portuale italiano, producendo conseguenze dirette sul lavoro portuale, sull’applicazione del CCNL di settore, sulla sicurezza, sulla tutela complessiva dei diritti dei lavoratori oltreché del sistema portuale pubblico nazionale nel suo complesso.

Proprio per queste ragioni, quanto sta accadendo a Fiumicino non può essere considerato un episodio isolato. Un precedente di questo tipo, se accettato, è destinato a produrre effetti a catena e potrebbe essere replicato in altri scali italiani, mettendo progressivamente in discussione il modello pubblico, regolato e trasparente che ha finora garantito equilibrio tra interesse generale, concorrenza leale e tutela del lavoro.

In questo contesto, si ritiene altresì necessario sottolineare che il settore crocieristico rappresenta un asset strategico e insostituibile per lo sviluppo economico e occupazionale del porto di Civitavecchia e dell’intero territorio, costituendo oggi il principale fattore di stabilità e crescita dello scalo, la cui tenuta risulterebbe seriamente compromessa dalla realizzazione del porto di Fiumicino, suscettibile di determinare uno spostamento di rilevanti quote di mercato, con ricadute economiche e occupazionali significative sul sistema portuale civitavecchiese.

Per questo motivo, la CPC e la CILP esprimono apprezzamento sia per l’azione e gli sforzi dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, sia per l’iniziativa e gli investimenti sviluppati nel tempo da Roma Cruise Terminal (RCT), che hanno contribuito in maniera determinante al consolidamento e alla competitività del traffico crocieristico a Civitavecchia. È essenziale che questo patrimonio venga tutelato e ulteriormente rafforzato nell’interesse dello scalo, dei lavoratori e dell’intero territorio.
In questo quadro, occorre tuttavia affrontare con realismo alcune criticità infrastrutturali. La banchina 25-sud, attualmente destinata in via transitoria all’accosto delle navi da crociera, risulta prorogata in tale funzione fino alla fine del 2026. È quindi necessario lavorare sin d’ora per garantire certezze operative e continuità al traffico passeggeri, evitando soluzioni precarie che rischiano di indebolire la posizione competitiva dello scalo. Parallelamente, va proseguita e rafforzata una programmazione credibile per i traffici commerciali, valorizzando gli investimenti già messi in campo dall’AdSP, in particolare sul fronte della ferrovia portuale e del terminal commerciale, compreso il nuovo fascio binari.

In prospettiva, appare razionale preservare le banchine maggiormente funzionali al traffico crocieristico (ivi inclusa la 25-sud) e valutare, non appena tecnicamente e infrastrutturalmente possibile, una diversa collocazione delle funzioni container in aree più coerenti con l’evoluzione del layout portuale, anche con riferimento alla darsena “Mare Nostrum”, progetto strategico più volte richiamato nella programmazione dello scalo e destinato a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo futuro del porto.

I Presidenti delle due cooperative ritengono inoltre doveroso ricordare come, già negli anni ’80, la Compagnia Portuale abbia dato prova concreta di responsabilità sociale, procedendo all’assorbimento di decine di lavoratori portuali provenienti da Fiumicino,  garantendo loro e alle rispettive famiglie una prospettiva di lavoro e di futuro. Oggi, paradossalmente, il lavoro delle imprese e dei lavoratori di Civitavecchia rischia di essere sacrificato per la realizzazione di un porto privato funzionale prevalentemente alla massimizzazione del profitto di grandi gruppi multinazionali, con il rischio di compromettere non solo l’occupazione locale, ma l’intero impianto del sistema portuale pubblico italiano.

La CPC e la CILP ribadiscono pertanto la propria ferma contrarietà al progetto del porto crocieristico privato di Fiumicino–Isola Sacra e confermano, al contempo, il proprio impegno per lo sviluppo e il consolidamento del crocierismo a Civitavecchia, nel rispetto delle istituzioni, delle regole e dell’interesse generale del porto, dei lavoratori e di tutti gli stakeholder del sistema portuale.

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