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Cantieri

Fincantieri dovrà pagare 600mila euro per il salvataggio di una nave ad Ancona

La Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado e riconosce il ‘premio di salvataggio’ alla società Corima

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
16 Febbraio 2026
Stampa
Nave Fincantieri – porto Ancona – corriereadriatico.it

Fincantieri dovrà versare 600.000 euro alla società di rimorchiatori Corima. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d’Appello (sezione civile), chiudendo un contenzioso nato dopo la violenta tempesta che il 9 luglio 2019 colpì il porto di Ancona, mettendo a rischio una nave da crociera, al tempo in costruzione.

La sentenza, riportata dal corriereadriatico.it, rivede nettamente la decisione di primo grado, che aveva fissato il compenso a soli 107mila euro. I giudici d’Appello hanno accolto il ricorso di Corima, applicando i parametri della Convenzione Internazionale di Salvataggio di Londra del 1989. È stato riconosciuto che l’intervento dei rimorchiatori non fu una semplice assistenza, ma un vero e proprio salvataggio determinante per evitare un aggravamento della situazione. In attesa del verdetto, la nave (nel frattempo consegnata a un gruppo genovese) era stata sottoposta a sequestro conservativo.

Ripercorrendo gli eventi: nel giorno dell’incidente le condizioni meteo avverse causarono il collasso della bitta di prora. La rottura degli ormeggi provocò la rotazione e lo scarroccio della nave che, trattenuta solo dai cavi di poppa, finì contro la scogliera prospiciente la banchina. Secondo la perizia tecnica, la situazione era critica: la rottura dei cavi residui avrebbe aggravato i danni allo scafo e creato un potenziale pericolo per le circa 250 maestranze che si trovavano a bordo. L’intervento dei rimorchiatori Corima fu decisivo: riuscirono a disincagliare la nave, riportarla in banchina e mantenerla in posizione fino al ripristino della sicurezza.

Il perno della disputa legale ha riguardato la natura dell’intervento. Fincantieri contestava l’importo richiesto ritenendolo eccessivo. La Corte, ha calcolato l’importo di 600mila euro basandosi sul valore reale della nave (stimato in 318 milioni di euro all’epoca) e sull’efficacia dell’operazione. La cifra è stata però calmierata rispetto alle richieste massime valutando alcuni fattori: l’assenza di un rischio immediato di affondamento (poiché la nave era incagliata, fatto che ha limitato anche il pericolo di vita per le maestranze), la breve durata dell’intervento e la collaborazione con ormeggiatori e Capitaneria di Porto.

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