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Assotir denuncia il fallimento della nuova normativa sui tempi di carico e scarico

Secondo l’associazione, l’indennizzo è riconosciuto solo nel 28% dei casi, senza miglioramenti rispetto alla situazione precedente

di Redazione SHIPPING ITALY
2 Marzo 2026
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Terminal Bettolo scarico container da camion

Ottenere il riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla nuova normativa sui tempi di scarico e scarico – quando dovuto – è ancora un’impresa per molte realtà dell’autotrasporto ed è quasi impossibile per quelle più piccole.

Questa la situazione fotografata da una indagine di Assotir, che ad alcuni mesi dall’entrata in vigore del Decreto Infrastrutture e dalla nuova disciplina in materia (che prevede 100 euro di indennizzo dopo i 90 minuti di franchigia), arriva alla conclusione che questa non sia stata in grado di produrre i miglioramenti attesi. In molti casi permangono inoltre situazioni opache, con accordi in deroga tra le parti o tentativi di definire gli obblighi sul piano commerciale.

L’indagine è stata svolta dall’associazione con due distinte survey. La prima ha interessato 50 aziende di autotrasporto conto di terzi, di vari settori (farma, Gdo, bisarche, cisterne etc.) attive in tutto il territorio nazionale, e di media dimensione (tra 21 e 50 veicoli), per un totale di 2.119 veicoli ovvero in media 42 per società.

Tra loro circa la metà dichiara di avere applicato in passato la precedente normativa in materia (Dd Mit n.69/2022, che prevedeva 40 euro di indennizzo dopo 2 ore di franchigia) e la stessa quota evidenzia di applicare ora quella prevista dal Dl n.73/2025.

Solo il 28% del totale complessivo però (per il 10% circa dei veicoli) riesce a farla rispettare in pieno, mentre un’altra fetta pari al 22% del campione (per il 38,79% dei mezzi) dichiara di “andare in deroga” a quanto previsto ex lege.

Un’altra quota pari al 20% delle imprese di autotrasporto che hanno partecipato alla survey spiega di puntare a definire la questione sul piano commerciale (quindi, presumibilmente, regolando gli eventuali ritardi all’interno dei contratti), mentre il 30% infine dichiara di non essere in grado di “ottenere alcunché”, pena “la perdita del cliente”. Si tratta di un insieme che conta per 879 veicoli.

Ancora più drammatici i risultati della seconda survey, che ha interessato 20 imprese dell’autotrasporto con meno di 5 veicoli l’una, anche in questo caso con sede sull’intero territorio nazionale e un’ampia gamma di merci trasportate.

Solo una ha infatti dichiarato di ottenere a pieno quanto previsto dalla nuova normativa sui tempi di attesa. Delle altre 19, 11 hanno detto di non essere in grado di avere dal committente l’applicazione della legge, mentre le restanti 8 hanno dichiarato di ottenere riconoscimenti inferiori a quanto previsto dalla normativa.

Commentando i risultati, Assotir ha evidenziato come il limite strutturale del nuovo impianto normativo resti l’assenza di un meccanismo sanzionatorio automatico. La normativa, cioè, esattamente come la precedente, prevede che sia il trasportatore a chiedere il pagamento dell’indennizzo. “Ma se lo fa, corre il rischio di perdere il committente”.

“Nella fascia di imprese più strutturate, soltanto il 28% riesce a farsi riconoscere quanto previsto dalla legge” ha commentato Claudio Donati, Segretario Generale dell’associazione. È la stessa soglia che si raggiungeva con la legge precedente, quindi il Decreto Infrastrutture non ha prodotto alcun miglioramento. Il 72% delle aziende di medie dimensioni invece non è in grado di farsi riconoscere l’indennizzo anche con la nuova normativa. In termini assoluti, parliamo di oltre 5mila imprese, pari al 7% del totale degli iscritti all’Albo degli autotrasportatori”.

Relativamente alle microimprese, con meno di 5 veicoli, come visto solo il 5% riesce a farsi riconoscere l’indennizzo e la franchigia previsti dalla legge. “E in questa situazione si trova una fascia di circa 53mila imprese, il 65% del totale degli iscritti all’Albo dei autotrasportatori” aggiunge Donati. Da qui la conclusione che le “nuove norme non hanno innescato alcun effetto volano: i vettori che, con le vecchie norme non riuscivano a farsi pagare le soste, continuano a trovarsi nella medesima condizione”.

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