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L’Italia si prepara a riconsegnare la nave militare Ibn Haritha alla Libia

Alle battute finali il programma di rimessa in sesto della nave da sbarco della flotta di Gheddafi, nell’ambito del discusso accordo di cooperazione tra i due paesi in vigore dal 2017

di FRANCESCA MARCHESI
11 Marzo 2026
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Ibn Haritha Shipspotting Copyright Chris Hunsicker

È alle battute finali il programma di ‘rimessa in sesto’ della Ibn Haritha, nave da sbarco (Landing Ship Tank) delle forze navali militari libiche che dallo scorso anno è ‘ospite’ della Marina Militare in Sicilia.

Costruita nel 1977 in Francia, poi sopravvissuta al conflitto del 2011 che aveva decimato la flotta navale di Gheddafi, lunga 100 metri e in grado di accogliere fino a 11 carrarmati, la nave nel marzo 2025 aveva lasciato Tripoli alla volta della base della Marina Militare di Augusta per essere sottoposta a lavori a carico della Difesa italiana, nell’ambito del discusso programma di cooperazione tra Italia e Libia sul contrasto all’immigrazione avviato nel 2017.

Più precisamente, nel contesto delle attività di defence capacity buiding che fanno parte dell’intesa, la Navarm (la direzione degli armamenti navali della Marina Militare) aveva predisposto lo scorso anno le attività tecnico-amministrative finalizzate all’ammodernamento e ripristino delle performance nominali della nave, affidate poi ‘in casa’ ad Agenzia Industrie Difesa, che gestisce gli stabilimenti produttivi della Difesa, a fronte di un budget di 9,5 milioni di euro. L’ente era stato ritenuto il soggetto più adatto anche perché, come naturale, avrebbe presentato il conto solo per le ‘spese vive’ e le eventuali lavorazioni esterne dato che “gli oneri per il personale […] sono compresi nello stato di previsione della Difesa” e le sue infrastrutture “sono cedute in uso dal Ministero della Difesa all’Agenzia stessa”.

Nel dettaglio, segnalava il documento, le attività avrebbero dovuto includere già ammodernamento, rinnovamento, manutenzione straordinaria ed adeguamento dei sistemi di piattaforma, propulsione, sorveglianza e comando, nonché quelle relative alla risoluzione delle eventuali “non conformità” rilevate in corso d’opera.

Ora l’ultimo passaggio, che prepara il saluto alla Ibn Haritha e il suo ritorno al servizio delle forze navali libiche.

La Navarm ha infatti dato il via nei giorni scorsi a una consultazione di mercato, del valore di 6,8 milioni di euro, sostanzialmente allo scopo di escludere che altri operatori (verosimilmente oltre alla stessa Agenzia Industrie Difesa) possano farsi carico di attività di manutenzione e lavorazioni necessarie alla riconsegna della nave, ora peraltro già ormeggiata negli spazi di Aid a Messina. Interventi che in ogni caso, chiarisce il documento, dovranno ultimati entro il mese di settembre.

Date le condizioni della carena e per assicurare la sicurezza della lavorazione, l’avviso evidenzia che saranno favoriti gli operatori distanti massimo 125 miglia marine dal porto di Messina (e comunque a meno di 24 ore di navigazione) e che questi dovranno disporre di un bacino di almeno 110 metri di lunghezza, fondale di minimo 5 metri e portata utile superiore alle 3.000 tonnellate (quello in muratura dell’arsenale di Messina è lungo 150 metri e ha una altezza sulle taccate di 7,6; un’altra struttura con capacità adeguata nelle vicinanze potrebbe essere il cantiere di Palumbo, nello stesso porto, o cantiere navale Noè di Augusta).

Il documento spiega inoltre nel dettaglio quali interventi subirà la Ibn Haritha prima della riconsegna: il rinnovamento e ammodernamento dello scafo, degli impianti elettrici, degli impianti di propulsione e generazione, nonché di quelli relativi ai sistemi di sicurezza, con dettaglio delle lavorazioni previste.

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