“Francia e Italia negoziano con l’Iran il passaggio delle navi da Hormuz”
Sarebbero in corso trattative per consentire l’uscita in sicurezza di naviglio dal Golfo Persico ma Roma smentisce

Francia e Italia hanno avviato colloqui con l’Iran per negoziare un accordo che garantisca il passaggio sicuro delle loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz. A riferirlo è il Financial Times citando fonti a conoscenza dei fatti. Secondo quanto riporta Al Jaazera una nave turca, secondo quanto dichiarato dal Ministro dei trasporti di Ankara, ha ottenuto il permesso dalle autorità iraniane a uscire dal Golfo Persico senza subire attacchi.
Da Roma si apprende invece che non sarebbe in corso nessun negoziato riservato per garantire il passaggio di navi o petroliere italiane nello stretto di Hormuz come ha invece scritto il Financial Times. Palazzo Chigi e Farnesina hanno confermano che nei loro contatti diplomatici i leader italiani vogliono favorire le condizioni per una de-escalation militare generale, ma non esiste nessun ‘negoziato sottobanco’ che punti a preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri.
Attualmente l’unica nave di bandiera italiana bloccata ll’interno del Golfo Persico risulta essere la car carrier Grande Torino di proprietà del Gruppo Grimaldi di Napoli, a cui si aggiunge la Msc Euribia di msc crociere che batte però bandiera maltese ed è di proprietà svizzera (con comandante e parte dell’equipaggio italiano a bordo).
La crisi in Medio Oriente sta rischiando di mettere sotto pressione le forniture di materie prime critiche, dall’elio per la microelettronica ai materiali per cemento e fertilizzanti secondo quanto riferito dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nel corso della riunione della Commissione Allerta Rapida che si è tenuta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Urso ha chiesto inoltre al Garante dei Prezzi di convocare una riunione della Commissione per valutare non solo l’andamento dei carburanti e inflazione, ma anche gli effetti che le tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero avere sulla disponibilità di queste commodity.
Negli ultimi giorni si erano diffusi timori che l’Iran stesse adottando misure per dispiegare mine nel tratto di mare dello Stretto di Hormuz che misura circa 30 kilometri e attraverso il quale transitavano, prima dello scoppio del conflitto, almeno un centinaio di navi ogni giorno.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane nei giorni scorsi hanno annunciato che avrebbero attaccato ogni petroliera di passaggio, soprattutto se riconducibile a Stati Uniti e Israele. Alcune navi cisterna dirette in Cina, e forse anche quello verso l’India, risulta invece che stiano già transitando fuori dal Golfo Persico.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato azioni durissime in caso di blocco prolungato della ‘via del petrolio’; nel frattempo, però, il risultato è stata la scelta di alleviare le sanzioni contro il greggio russo che fino a pochi giorni fa era completamente ‘vietato’ ai paesi occidentali.
La Marina militare degli Stati Uniti sta rifiutando le richieste quasi quotidiane dal settore marittimo per ricevere scorte militari finalizzate ad attraverso lo Stretto di Hormuz con le navi. Il rischio di attacchi è considerato troppo alto per ora e la ‘guerra elettronica’ combattuta a suon di interferenze per alterare le comunicazioni delle rotte e della posizione delle navi rischia di peggiorare ulteriormente la sicurezza della navigazione in Medio Oriente.
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