Il traffico container gateway dei porti italiani tornato ai livelli del 2018
Permane un divario tra gli imbarchi e gli sbarchi, che nel 2025 è stato di circa 590 mila Teu, mentre i box pieni risultano il 75% dei movimentati totali

Contributo a Cura di Luca Antonellini *
* independent consultant
Il traffico di container relativo alla funzione di hinterland, nel periodo 2018-2025, è rimasto pressochè stabile.
L’analisi ha riguardato i principali porti che partecipano a questo tipo di traffico, cioè, in un percorso che parte dal Mar Ligure, attraversa il Tirreno e risale poi l’Adriatico: Savona e Genova (uniti in Ports of Genoa), La Spezia, Marina di Carrara, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Salerno, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Tali porti rappresentano indicativamente il 97% dei movimenti italiani.
Le fonti esaminate sono state le statistiche raccolte, elaborate e diffuse dalle diverse Autorità di Sistema Portuale.
Come indicato nel grafico, a fronte di variazioni anche significative anno su anno, l’andamento complessivo è invece statico, con un record di 7.1 milioni di Teu nel 2022 ed un picco negativo nel 2020, legato alla pandemia. Il 2025, pur non essendo stato un anno particolarmente positivo nell’arco preso in esame (il quinto in assoluto), con oltre 6.8 milioni di Teu è risultato più alto rispetto al 2024 (+2.4%).
Il confronto tra le varie annualità mostra un andamento differente tra container pieni e vuoti.
E’ noto il fatto che il container vuoto rappresenti un’esigenza logistica di riposizionamento legata allo squilibrio dei flussi tra aree geografiche differenti o anche entro la medesima area. I vuoti sono un costo addizionale per la compagnia armatoriale (anche se una fonte di ricavo per il terminalista), ma non presentano un legame diretto con l’andamento economico dei territori serviti dai porti.
Focalizzando l’attenzione sui soli container pieni, nel periodo è stata rilevata una forte asimmetricità tra gli sbarchi (+12.8%) e gli imbarchi (-4.7%), con una modesta crescita complessiva (+0.8%). Nonostante tale andamento, permane tuttavia un divario tra gli imbarchi e gli sbarchi, che nel 2025 è stato di circa 590 mila Teu.
Nel 2025 si è sostanzialmente confermato un trend simile a quello degli anni precedenti, con i pieni che sono compresi in uno stretto range di circa un punto in più o in meno attorno al 75% rispetto al totale.
Il traffico di pieni non è soltanto ascrivibile al traffico internazionale e al commercio estero (pur rappresentandone la componente maggiore), poiché registra anche un segmento legato al cabotaggio, volto prevalentemente al collegamento con i porti di trasbordo.
Nel periodo, non considerando l’outlier rappresentato da Marina di Carrara, sono cresciuti per i pieni: Napoli, Trieste, i Ports of Genoa (Genova e Savona), Livorno (il cui risultato 2025 è frutto di una stima) e Ravenna. Allo sbarco si segnalano le prestazioni di Napoli (+39%), Ports of Genoa (+24%) e Trieste (+13%) mentre all’imbarco, in un quadro di diffusa contrazione, crescono soltanto Livorno, Napoli e, seppure marginalmente, Trieste.
I dati 2025 possono anche essere confrontati con quelli dei porti spagnoli, cortesemente forniti nel dettaglio da Puertos del Estado.
In termini complessivi, il traffico di hinterland dei porti iberici è stato di oltre 9 milioni di TEU (+32% rispetto all’Italia). Quando però si scinde il risultato totale tra sbarchi/imbarchi e tra pieni/vuoti, emergono delle sensibili differenze. In termini di pieni, la Spagna ha movimentato nell’anno oltre 5.9 milioni di TEU (+14% rispetto all’Italia). Tuttavia questo valore è frutto di un forte squilibrio tra gli sbarchi (+32% per la Spagna) e gli imbarchi, dove invece sono i porti italiani a prevalere, seppure per pochissime unità. Per contro si registra una sensibile differenza nell’handling dei vuoti, che in Spagna sono stati del 90% superiori all’Italia, con un impressionante +200% di vuoti all’imbarco.
Da segnalare, inoltre, che i porti spagnoli dividono la componente del traffico di hinterland tra import/export e cabotaggio. Ebbene, nel 2025 il traffico di import/export ha rappresentato il 76% del traffico complessivo e l’80% del traffico di pieni.
A fronte della stasi in Italia del traffico di hinterland nel periodo 2018-2025, in Spagna si è invece assistito a una crescita superiore al 14%.
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