La crisi di Hormuz colpisce anche i container
Secondo Kelmere, i liner stanno reagendo rapidamente ma le opzioni disponibili sono significativamente compromissorie

Dal 28 Febbraio lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico container delle grandi compagnie di navigazione.
Il risultato è immediato: carichi bloccati nei porti di emergenza, congestione fino al 100% a Khor Fakkan, ritardi medi arrivati a quasi 8 giorni e sovrapprezzi emergenziali fino a 2mila dollari/Teu. Una crisi che impatta direttamente su schedule di consegna, contratti con i vettori e assunzioni di budget sul trasporto anche delle rotte che non passano dal Golfo.
Secondo un report di Kelmer su dati Xeneta, i carrier stanno ristrutturando le rotte molto più rapidamente rispetto alla crisi del Mar Rosso, ma le opzioni disponibili presentano tutte compromessi significativi.
I dati reali su congestione e schedule: Karachi è passata dal 14% al 63% di congestione in 12 giorni; il 69% delle navi ha accusato ritardi di 7 e più giorni nel picco della crisi. I numeri mostrano dove la pressione è più intensa e dove si sta allentando.
Sei le azioni concrete che il report suggerisce ai caricatori: dal monitoraggio quotidiano delle schedule al benchmarking di ogni surcharge emergenziale, fino alla costruzione di scenari di budget aggiornati. Le assunzioni di costo fatte anche solo settimane fa potrebbero già essere obsolete.
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