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Autotrasporto siciliano: C.T.S. proclama il fermo dei servizi dal 14 al 18 aprile

Annunciati stop e presidi nei porti per il “corto circuito” tra Ets e Sea Modal Shift e l’impatto dei costi bellici sui noli dei traghetti

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
21 Marzo 2026
Stampa
Suardiaz nave ro-ro – autostrade del mare

Dopo la segnalazione lanciata lo scorso novembre sul divario negativo tra la tassazione ambientale europea e gli incentivi all’intermodalità, il Comitato Trasportatori Siciliani (C.T.S.) passa alla protesta formale, unendo alle criticità storiche quelle relative all’attuale gestione del Sea Modal Shift. In una nota diffusa da Aitras, l’assemblea ha proclamato un fermo dei servizi di trasporto che interesserà i principali scali portuali dell’isola dalle ore 00:01 del 14 aprile alle 24:00 del 18 aprile 2026.

Il nodo della questione è il delicato equilibrio finanziario del Sea Modal Shift: gli autotrasportatori siciliani chiedono chiarimenti urgenti sulle date dei pagamenti e sui criteri di calcolo dei contributi previsti dalla misura. La preoccupazione maggiore riguarda però la destinazione dei proventi derivanti dal sistema Ets. Attualmente le risorse continuano ad essere corrisposte agli armatori, che le riversano al Ministero dell’Ambiente senza che sia noto l’effettivo utilizzo di tali risorse, ma il Comitato ribadisce una richiesta strategica: questi fondi devono essere destinati al Mit per incrementare la dotazione del Sea Modal Shift.

L’obiettivo è compensare quel gap tra costi e incentivi già denunciato dalla categoria che vede le imprese penalizzate da una tassazione ambientale più rapida nell’applicazione rispetto all’erogazione dei contributi per lo shift modale. Inoltre, spiega la nota, emerge da fonti giornalistiche l’introduzione dell’Ets2, prevista per il 2028, che secondo il Comitato rischia di impattare pesantemente sui bilanci delle imprese di autotrasporto in assenza di comunicazioni ufficiali.

A questo si somma l’instabilità geopolitica internazionale, che ha fatto lievitare i costi del carburante e, conseguentemente, dei traghettamenti da e per le isole (Sicilia e Sardegna) che, in ragione della condizione di insularità, subiscono incrementi tariffari particolarmente gravosi. Questi ultimi, sommati agli oneri del sistema Ets, amplificano notevolmente l’effetto sui costi dell’autotrasporto. Nonostante l’intervento del Governo in favore della categoria sull’aumento del costo del gasolio con il D.L. 33/2026, “nulla è stato fatto sul costo degli imbarchi, diretta conseguenza del caro-gasolio” evidenzia la nota.

Il Comitato ha inoltrato al Governo nazionale una formale richiesta di incontro per ottenere garanzie concrete e, in attesa del riscontro, ha deciso di procedere con il fermo dei servizi e i presidi presso i principali scali portuali siciliani.

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