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Fincantieri prepara la consegna dell’offshore vessel Coco alla Marina Militare

La futura ‘Nave Tritone’ è stata trasformata a Palermo in una unità polivalente di supporto, ‘ponte’ verso le prossime Upsds il cui arrivo è atteso a partire dal 2031

di FRANCESCA MARCHESI
25 Marzo 2026
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Coco Nct Offshore

Fincantieri si prepara a consegnare alla Marina Militare la nave Coco, offshore supply vessel che era stata realizzata dalla controllata Vard ed è stata riadattata nei mesi scorsi nel suo cantiere di Palermo con lo scopo di renderla una ‘unità polivalente di supporto’, mezzo che traghetterà le capacità della stessa Marina Militare in attesa dell’arrivo delle nuove Unità Polivalenti per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea (Upsds), previsto a partire dal 2031.

Lo si apprende da un avviso della Capitaneria di porto di Genova con cui l’azienda navalmeccanica segnala l’intenzione di procedere alla dismissione della bandiera italiana dell’unità, dato che in conseguenza della cessione questa verrebbe iscritta nel ruolo del naviglio militare dello Stato.

Lunga 81,7 metri di lunghezza, la Coco – che sarà poi ribattezzata Nave Tritone – è stata parte della flotta di Nct Offshore, compagnia danese specializzata in servizi subacquei e per la posa di cavi, che come detto l’aveva fatta realizzare da Vard. La consegna era avvenuta nel 2022 presso lo stabilimento vietnamita di Vung Tau del gruppo norvegese, parte di Fincantieri.

La volontà della Marina Militare di dotarsi di una unità polivalente di supporto, procedendo tramite una acquisizione sul mercato, era stata messa nero su bianco lo scorso agosto in una determina a contrarre stilata dalla Navarm (la nazionale degli armamenti navali). Nel documento si citava “l’esigenza di assicurare la continuità delle attività di supporto e ricerca a favore dei Reparti della Forza Armata”, inclusa quella per i “sottomarini nazionali sinistrati”, nonché “del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea”. Attività, proseguiva la delibera, attualmente svolte da navi in via di progressiva dismissione. La procedura si era data quindi l’obiettivo di “acquisire in tempi rapidi” una unità idonea a supportare l’impiego dei mezzi subacquei già in dotazione, selezionando un offshore supply vessel da sottoporre poi a lavori di adeguamento.

Cosa che poi la Navarm ha fatto, avviando una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando con Fincantieri, unico operatore ritenuto in grado di poter soddisfare la richiesta per ragioni legate tra le altre cose alla disponibilità delle necessarie competenze tecniche e alla possibilità di garantire l’interoperabilità con altre unità della Marina Militare. L’aggiudicazione aveva avuto luogo a fine ottobre, a fronte di un importo pari a 53,1 milioni di euro.

Tra i requisiti indicati come obbligatori per la fornitura, la Navarm aveva indicato in un documento precedente tra le altre cose la presenza di un ponte di lavoro di almeno 2.560 metri quadrati, di due gru da 40 tonnellate, nonché una larghezza Bmax tra i 18 e i 22 metri. Nel documento si precisava inoltre la richiesta di un mezzo realizzato non prima del 2015, con posizionamento dinamico DP2, pescaggio inferiore ai 7 metri, lunghezza fuori tutto tra i 75 e i 110 metri, con dotazione di  impianto integrato di propulsione e generazione elettrica, di almeno 60 posti letto e autonomia a 11 nodi di almeno 4.000 miglia nautiche. Per il ponte si indicava inoltre una capacità minima di carico di almeno 5 tonnellate/metro quadrato e almeno 500 complessive.

Nave Tritone in qualità di unità polivalente di supporto, si apprende, avrà a disposizione spazi riconfigurabili a seconda della missione da assolvere, dove poter ricoverare, movimentare, alimentare e manutenere payload diversificati, inclusi sistemi senza equipaggio aerei, di superficie o subacquei. La sua acquisizione è avvenuta secondo un approccio di sviluppo della capacità con un’azione diretta sul mercato, anche internazionale, per soluzioni al passo con i tempi e con elevato turn-over, al fine di un suo inserimento immediato nel ciclo di sperimentazione operativa ed eventuale integrazione nell’inventario della forza armata.  Il suo impiego, attraverso le molteplici sperimentazioni che effettuerà, permetterà anche lo sviluppo di requisiti e specifiche delle future Unità Polivalenti per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea (UPSDS), che come accennato dovrebbero fare il loro ingresso a partire dal 2031.

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