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Gara Mit per due navi ro-ro: San Giorgio del Porto unico cantiere in gara

Escluso invece dal procedimento Piloda Shipyard per via della presenza nella sua offerta tecnica di “insanabili carenze documentali e tecniche”

di FRANCESCA MARCHESI
26 Marzo 2026
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San Giorgio del Porto

Il cantiere genovese San Giorgio del Porto è l’unico operatore rimasto in gara nella procedura varata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione di un massimo di due ro-ro da 71 metri da impiegare nel trasporto pubblico locale. Escluso invece dal procedimento Piloda Shipyard, per via della presenza nella sua offerta tecnica di “insanabili carenze documentali e tecniche relative a requisiti minimi obbligatori”, che ne hanno sancito la “non conformità”.

È questo il primo, provvisorio, punto fermo raggiunto alla fine della fase di valutazione delle offerte tecniche dalla maxi-gara pubblica da 339 milioni di euro che era stata avviata lo scorso aprile dal Mit – con la gestione del Comando Generale delle Capitanerie di Porto – e che punta al rinnovo della flotta navale impiegata dalle Regioni nel trasporto pubblico locale.

Articolato in due lotti, il procedimento aveva lo scopo di individuare gli operatori economici con cui lo stesso Comando andrà a stipulare accordi quadro della durata di 48 mesi, che saranno seguiti dalla firma di contratti specifici tra gli stessi aggiudicatari e le Regioni interessate dal piano.

La prima tranche, del valore di 116 milioni di euro, è appunto quella relativa alla costruzione dei due ro-ro (per 58 milioni l’uno), e include una eventuale opzione per altri due mezzi, da esercitare nei successivi 48 mesi. La documentazione di gara, insieme alle risposte fornite dalla commissione alle richieste di chiarimento presentate dai cantieri, aveva permesso di definire meglio le caratteristiche dei mezzi: unità per trasporto passeggeri di classe B, lunghi 71 metri e larghi 14 (ma le dimensioni “possono essere soggette a modifiche da parte del proponente”), in acciaio, con stazza lorda di 1.650 tonnellate, in grado di accogliere 650 passeggeri più 17 membri dell’equipaggio, nonché dotati di garage di 240 metri lineari, e capaci di raggiungere una velocità a pieno carico di almeno 18 nodi.

Meno lineare l’iter avuto invece finora dall’altro filone del procedimento, ovvero quello relativo alla realizzazione di 5 unità veloci Hsc (hi speed craft) di classe B a fronte di un importo a base di 53,5 milioni di euro (più ulteriore opzione per altrettante unità). Andato deserto il relativo lotto di gara, il comando ha quindi varato una procedura negoziata che al momento risulta ancora in fase di aggiudicazione. Per questi mezzi, la documentazione chiariva che, pur comunque con una certa tolleranza rispetto alle caratteristiche dimensionali, dovranno avere stazza lorda di 237 tonnellate, essere “del tipo aliscafo con configurazione delle ali a V”, con lunghezza fuori tutto di 31,5 metri e larghezza tra le ali di 14,5, poter raggiungere a pieno carico una velocità di 35 nodi, nonché poter ospitare 249 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio.

Il maxi procedimento varato dal Mit lo scorso aprile è l’ultimo passaggio di un percorso che era stato avviato già con la Finanziaria 2016, la quale aveva istituito presso il Ministero un fondo per l’acquisto e la riqualificazione di mezzi per il Tpl locale e regionale. In seguito il decreto ministeriale n.52/2018 (poi modificato dal n.397/2019) aveva ripartitoe tra le diverse regioni le risorse destinate specificamente alle flotte per il trasporto marittimo, lacuale e lagunare (262 milioni di euro, più 87 milioni di cofinanziamento regionale, per circa 350 milioni di euro), stabilendo inoltre che sarebbe stato lo stesso Mit, tramite il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ad agire come centrale di committenza per i mezzi. Questo a eccezione di alcuni casi specifici regolati diversamente (come per quelli destinati alla Laguna di Venezia, ai laghi della Lombardia) e fatta salva la possibile gestione  ‘extra’ ministeriale, ovvero al di fuori della gestione centralizzata, modalità seguita ad esempio dalla Regione Siciliana con i traghetti commissionati a Fincantieri.

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