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Società Genovese Servizi nella rete accusata di contrabbando di tabacchi con fulcro a Genova

Fra gli arrestati il titolare della società di spedizioni con proprio inland terminal ad Alessandria accusato con altri quattro di associazione a delinquere

di Redazione SHIPPING ITALY
26 Marzo 2026
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Società Genovese Servizi

Una nota congiunta dell’ufficio torinese della Procura Europea (Eppo), dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di finanza ha reso noto che una rete di contrabbando di tabacco operante tra Italia, Francia, Polonia, Svizzera e Regno Unito è stata smantellata mediante un’operazione coordinata insieme alla Dia – Direzione investigativa antimafia che ha portato a diversi arresti e al sequestro di oltre 40 tonnellate di prodotti del tabacco illegali e di beni per circa 2,5 milioni di euro.

L’indagine è partita dall’analisi di movimenti sospetti di container in arrivo al porto di Genova (Liguria), permettendo di individuare un’organizzazione criminale transnazionale con base operativa nel Regno Unito e collegamenti in Europa, Africa e Asia. Secondo le prove raccolte, il tabacco veniva dichiarato come proveniente da Armenia, Dubai e Spagna ed entrava in Italia attraverso il porto di Genova, utilizzando rotte marittime e commerciali studiate per eludere i controlli doganali. Tali rotte passavano attraverso Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia, al fine di nascondere la reale origine della merce illegale. L’organizzazione aveva creato una rete di complici in questi Paesi e le sigarette erano destinate al mercato nero in diversi Stati europei.

La società genovese di spedizioni Sgs – Società genovese servizi srl (menzionata da Il Secolo Xix) sarebbe stata utilizzata per gestire le notifiche di spedizione nelle procedure doganali, evitando così le ispezioni. La stessa società metteva a disposizione magazzini nella provincia di Alessandria, vicino al porto, per lo scarico e lo stoccaggio del tabacco di contrabbando, oltre che per conservare materiali usati per coprire il carico illecito.

Dopo l’arresto del titolare di Sgs Alessandro Freddi e dell’imprenditore Giacomo Drago, gli accertamenti disposti dalla Procura europea si sono estesi in mezza Europa, fino alla cattura di altri tre componenti della gang (due in Polonia e uno nel Regno Unito). I loro nomi figuravano nella rubrica dello smartphone di Drago. In particolare uno di questi, secondo gli inquirenti, era a capo dell’organizzazione: Hasan Ferhat Baybasin, boss della mafia curda che opera in Inghilterra, nel quartiere londinese di Tottenham. Era lui, da quanto scoperto dalla Dia, dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, a stabilire le rotte dei container pieni di pacchetti di sigarette. Tragitti sempre diversi, ma con un punto in comune: Genova. Perché aveva affidato i suoi affari alla Sgs Srl. L’accusa per tutti è di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri.

Le merci venivano dichiarate come materiali da costruzione, utilizzati per nascondere le scatole di sigarette. Inoltre, venivano impiegati doppi fondi nei container per occultare il tabacco. Per nascondere l’identità dei destinatari delle spedizioni nei documenti doganali, uno specialista informatico della Campania avrebbe creato e gestito siti web ed email falsi. L’organizzazione utilizzava anche piattaforme di comunicazione criptate per evitare i controlli delle forze dell’ordine.

In precedenza, durante le attività investigative al porto di Genova, erano già state sequestrate circa 41 tonnellate di sigarette, con una perdita stimata per dazi doganali, accise e Iva superiore a 10 milioni di euro. Il valore di mercato in Italia della merce sequestrata è stimato intorno ai 15 milioni di euro, che avrebbe potuto raddoppiare o triplicare se fosse arrivata a destinazione.

L’indagine è stata supportata dalla rete operativa antimafia internazionale @ON e da Europol, oltre che dalle autorità nazionali, evidenziando l’importanza della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità organizzata. Fondamentale è stata anche la collaborazione con le autorità britanniche (HM Revenue & Customs) e svizzere (Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini).

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