Ecco la relazione degli ispettori ministeriali sull’Adsp di Genova post-inchiesta giudiziaria
Molte le critiche e i rilievi messi nero su bianco dopo i controlli a Palazzo San Giorgio effettuati a seguito dell’indagine che ha colpito Signorini, Toti, Spinelli e altri operatori

A un anno e mezzo di distanza dalla sua redazione e malgrado svariati annunci di una sua imminente pubblicazione, è stata resa pubblica solo oggi la relazione che il viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, aveva commissionato agli ispettori del Mit a valle dell’inchiesta giudiziaria che nella primavera del 2024 travolse l’Autorità di sistema portuale di Genova, portando al patteggiamento di accuse di corruzione da parte, fra gli altri, dell’ex presidente Paolo Emilio Signorini, dell’imprenditore Aldo Spinelli e dell’ex presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.
In una nota il Ministero delle Infarstrutture e dei Trasporti ha pubblicamente annunciato di aver “trasmesso alle Camere le relazioni sugli esiti delle attività ispettive svolte presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure occidentale e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno settentrionale. I documenti, redatti dalle Commissioni ispettive, contengono le verifiche effettuate e le criticità emerse nel corso delle ispezioni, per consentire le valutazioni nelle sedi competenti, nel quadro dei rapporti istituzionali improntati alla trasparenza e alla collaborazione. L’iniziativa rientra nelle funzioni di vigilanza attribuite al Ministero dalla legge n. 84 del 1994 e conferma l’attenzione del Governo sul corretto funzionamento del sistema portuale.”
Qui il file della relazione, ricco di omissis e cancellazioni che in parte ne vanificano la lettura e la comprensione.
Dalle conclusioni della relazione emergono però alcuni passaggi importanti. A proposito delle attività di controllo sui concessionari si legge ad esempio che “sono svolte dagli Uffici territoriali di Genova e Savona con modalità diverse senza un’omogeneizzazione dei procedimenti”. Oltre a ciò sembra che l’attenzione dei controlli sia focalizzata solo “alla sicurezza dei luoghi di lavoro e delle attività portuali, nonché su numerosi interventi in materia di viabilità e sicurezza viaria”. Qualche riga dopo gli ispettori scrivono che “le maggiori criticità nella gestione delle concessioni si siano evidenziate nello svolgimento di tali controlli e nell’assenza di coordinamento di tali attività con quelle relative all’esercizio delle concessioni poiché in più occasioni viene rilevato che l’esercizio della concessione da parte del concessionario è andato oltre i termini previsti”. Caso emblematico è quello che ha riguardato il Genoa Port Terminal di Spinelli che movimentava più container che merci varie.
Sempre a proposito dell’efficacia delle attività ispettive da parte della port authority, nella relazione si sottolinea che “appare sottoutilizzata l’opportunità costituita dall’implementazione di un’efficace sinergia con il personale militare della Capitaneria di porto di Genova”.
Dall’esame dei procedimenti finiti sotto la lente emerge un parere critico sulla concessione rilasciata alla società Hennebique Srl per il recupero del relativo compendio immobiliare: “Il piano d’impresa e gli aspetti tecnico-finanziari non paiono poter giustificare il termine di 90 anni attribuito al titolo concessorio” è scritto.
Fra le misure di prevenzione e di efficienza amministrativa dell’Autorità di sistema portuale “è fondamentale” ad avviso della Commissione ispettiva, “il richiamo alla segregazione dei poteri, quale strumento di corporate governance ispirato agli ambiti del Modello Organizzativo ex d.lgs. n.231/2001″. Il riferimento è alla “separazione dei poteri e delle competenze fra le diverse funzioni istituzionali e amministrative al fine di rendere trasparenti le informazioni utili al percorso decisionale, impedendo le interferenze e i comportamenti condizionanti e lesivi dell’imparzialità amministrativa che potrebbero provenire dagli uffici di vertice e/o direttivi”.
Sempre nelle conclusioni viene fatto riferimento anche all’articolo 18 della legge n.84 del 1994 ricordando che è prevista una deroga al divieto di cumulo di concessioni nei porti di dimensioni maggiori classificati di rilevanza economica internazionale e nazionale. “E’ necessario . secondo gli ispettori – procedere a una verifica puntuale e approfondita della eventuale infrazione del divieto di concentrazione d’attività, in violazione della libera concorrenza, con riferimento alla espansione delle aree occupate di fatto e di diritto, considerando che dagli atti esaminati emerge talvolta la doglianza manifestata da diversi operatori economici e commerciali”.
Nelle ultime righe si legge infine che “sussistono molteplici elementi documentati che introducono alla revisione prudenziale dei rapporti concessori e delle licenze per verificare le eventuali situazioni di conflitto d’interesse”.
N.C.
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