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Fratelli Barretta: si chiude dopo 14 anni l’incubo giudiziario per le società Barry Towage e Acamar

Con la pronuncia della Corte di Cassazione decadono definitivamente le accuse di esterovestizione per attività di rimorchio effettuate con società portoghesi

di redazione SHIPPING ITALY
2 Aprile 2026
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Fratelli Barretta (7)

Si chiude definitivamente, dopo oltre quattordici anni e con il pronunciamento della Corte di Cassazione, una vicenda nata nel 2011 a carico di Giuseppe e Francesco Barretta accusati di aver creato società fittizie e aver effettuato operazioni inesistenti in ambito armatoriale nel settore del rimorchio.

Una nota firmata dai diretti interessati riassume la vicenda ricordando che queste accuse hanno costituito la base per l’esecuzione di perquisizioni e sequestri sia a livello personale sia a carico delle società Barry Towage e Acamar a loro facenti capo.

La vicenda giudiziaria prende avvio “con modalità di particolare impatto” dicono. “Perquisizioni domiciliari e sequestri eseguiti alla stregua di soggetti coinvolti in gravi fenomeni di criminalità organizzata, sulla base delle ipotesi che le predette società fossero addirittura fittizie e coinvolte in operazioni inesistenti (cosiddette frodi carosello)”.

Accuse ora definitivamente giudicate infondate dopo oltre quattordici anni di contenzioso: “La Corte di Cassazione – scrivono Giuseppe e Francesco Barretta – ha posto fine alla vicenda in via definitiva e senza residui margini interpretativi, confermando in via definitiva la piena correttezza dell’operato delle società attraverso una serie di pronunce tra il 2025 e il 2026 – tra cui le sentenze nn. 23707/2025 e 23842/2025 relative alla società Barry Towage, nonché le più recenti nn. 7690/2026, 7692/2026 e 7694/2026 relative alla società Acamar.  La Suprema Corte, inoltre, ha rigettato completamente i ricorsi dell’Agenzia delle Entrate, confermando tutte le decisioni favorevoli già ottenute nei precedenti gradi di giudizio”.

Secondo gli armatori brindisini l’uniformità delle recenti sentenze della Suprema Corte acquista maggiore valenza se collegate anche alla assoluzione penale definitiva già intervenuta nel 2018, con sentenza della Corte di Appello di Lecce che ha fatto venire meno il presupposto impositivo della tesi accusatoria. “Nonostante ciò – dicono – l’amministrazione all’epoca ha continuato a sostenere pretese poi rivelatesi infondate, ignorando completamente le motivazioni poste a fondamento dell’assoluzione penale ormai definitiva. Ha quindi posto in essere un’attività esecutiva costituita dall’emissione di continui avvisi di accertamento seguiti da plurime procedure esecutive mobiliari e immobiliari in danno di Giuseppe e Francesco Barretta. Tale attività è culminata perfino in una temeraria richiesta di fallimento nei confronti della società, rigettata poi, dal Tribunale di Brindisi che ha riconosciuto sia pure incidentalmente che la società era a tutti gli effetti operativa in Portogallo stato membro Ue”.

La ricostruzione del caso spiega che “le accuse hanno mosso i primi passi da una ipotesi di ‘operazioni carosello’ respinte integralmente da due assoluzioni in primo e secondo grado e si sono successivamente evolute in un’accusa di ‘esterovestizione’ definitivamente sconfessata, prima dalla Corte di Appello di Lecce con sentenza passata in giudicato relativamente al penale e poi dalla Corte di Cassazione in sede tributaria”.

I diretti interessati parlano di “una vittoria piena, definitiva e priva di margini interpretativi, che smonta integralmente un impianto accusatorio rivelatosi sin dalle sue origini privo di qualsiasi riscontro nella realtà fattuale, costruito su presupposti radicalmente smentiti dall’evidenza oggettiva. La Suprema Corte – aggiungono – sottolinea infatti che ‘…è la prospettazione dell’ufficio (AgE) carente e non a fuoco rispetto al dato normativo e giurisprudenziale di riferimento’, ‘…la ricorrente (AgE) perde di vista il quadro complessivo e adotta un approccio atomistico, non facendosi carico di contestare che in Portogallo vi fosse un insediamento effettivo della società interessata nello stato membro ospite e l’esercizio quivi di un’attività economica reale e trascurando i dati principali che servono ad individuare la sede…’, ‘…per concentrarsi sulle figure dei Barretta per dimostrare che erano gli Amministratori di fatto della società…’.”

La società Barry Towage era “pienamente operativa in Portogallo – proseguono spiegando Giuseppe e Francesco Barretta – dotata di un ufficio di riferimento a Funchal, operava con due rimorchiatori utilizzati per l’assistenza alle piattaforme petrolifere lungo le coste dell’Africa occidentale e vantava ben 52 dipendenti comunitari ed extracomunitari; inoltre essa era attiva in un settore storicamente riconducibile alla tradizione imprenditoriale della famiglia e ampiamente presenti e visibili nel mercato di riferimento, impegnata in un ordinario processo di sviluppo nel settore dei servizi marittimi ad alta specializzazione”.    A proposito della accusa di esterovestizione della società, “nel caso di specie tale requisito è risultato del tutto assente, ed è stata invece ampiamente dimostrata la concreta operatività della società, con organizzazione, mezzi e attività effettivamente svolta all’estero, in linea con quanto definitivamente accertato dalla Corte di Cassazione”.

Per questo epilogo Giuseppe e Francesco Barretta esprimono “soddisfazione per un esito che conferma integralmente quanto sostenuto sin dall’inizio della vicenda e ribadiscono la propria fiducia nel sistema giudiziario che ha consentito di giungere ad un accertamento definitivo ed ormai incontestabile nei fatti”.

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