Gli Usa raddoppiano la garanzia assicurativa per Hormuz portandola a 40 miliardi $
Nonostante le garanzie offerte molti armatori peferiscono continuare a evitare di mettere a rischio di attacchi scafi ed equipaggi

Gli Stati Uniti hanno raddoppiato il loro impegno a fornire garanzie di riassicurazione per le navi disposte a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, portandolo a 40 miliardi di dollari, e hanno coinvolto nuovi partner assicurativi tra cui American International Group e Berkshire Hathaway.
La U.S. International Development Finance Corporation (Dfc) ha annunciato il mese scorso un piano di riassicurazione da 20 miliardi di dollari. L’agenzia ha dichiarato che Travelers Insurance, Liberty Mutual Insurance, Berkshire Hathaway, American International Group, Starr e Cna, insieme a Chubb Insurance, forniranno ulteriori 20 miliardi di dollari a sostegno delle sue strutture marittime.
Adam Boehler, amministratore delegato di Dfc, ha dichiarato in una nota: “Queste compagnie assicurative leader negli Stati Uniti portano un’esperienza profonda nell’assicurazione marittima e nel rischio di guerra, migliorando i nostri sforzi per ristabilire la fiducia nel commercio marittimo”. L’agenzia ha inoltre affermato che collaborerà con i partner assicurativi per determinare congiuntamente quali navi sono idonee alla riassicurazione.
Per essere ammessi, i richiedenti devono fornire informazioni tra cui la partenza e la destinazione della nave, il beneficiario principale e la sua posizione, il proprietario del carico e la sua posizione, nonché informazioni sul finanziatore che fornisce il finanziamento alla nave.
Media americani sottolineano però che ad oggi ci sono poche prove che questa struttura assicurativa a difesa dei traffici marittimi venga effettivamente utilizzata. Fonti del settore affermano che finora non ci sono state adesioni confermate al programma assicurativo sostenuto dalla Dfc. Una delle ragioni principali è che la lacuna assicurativa per cui il programma era stato concepito per colmare è, almeno in parte, risolta. La copertura contro i rischi di guerra, pur essendo significativamente più costosa, è tornata sul mercato su base viaggio, consentendo agli armatori di ottenere un’assicurazione senza dover fare affidamento sul sostegno federale. A più di un mese dall’inizio della guerra in Iran gli operatori sembrano più preoccupati del rischio fisico per le navi che della copertura finanziaria o assicurativa.
Attacchi missilistici e con droni, interferenze elettroniche e condizioni di transito imprevedibili continuano a influenzare il processo decisionale, con molti armatori restii a esporre equipaggi e navi a rischi elevati, anche in presenza di un’assicurazione. L’assenza di scorte navali ha ulteriormente accentuato tale paralisi. Sebbene i funzionari statunitensi abbiano ventilato la possibilità di un supporto militare, nessun programma di scorta si è finora concretizzato, lasciando le navi commerciali a valutare autonomamente il contesto di rischio. In assenza di un significativo miglioramento delle condizioni di sicurezza o dell’introduzione di scorte navali, gli armatori potrebbero continuare a rimanere in disparte con i propri asset, a prescindere dalla capacità assicurativa offerta.
Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz risulta ancora fortemente ridotto rispetto alla normalità: da un traffico di circa 120–130 navi al giorno prima della crisi a meno di 10 (-90/95%) in questo periodo. Alcuni giorni transitano pochissime navi e quasi sempre solo quelle legate a Iran o paesi “neutrali”. Il traffico dunque non è completamente fermo ma di fatto controllato e limitato.
Fra i pochi scafi che sono riusciti passare dallo stretto figurano alcune petroliere, Lng tanker e portacontainer di India, Giappone, Francia e Oman.
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