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Cantieri

C’è anche la navalmeccanica nel Piano 2026-2030 di Fondo Italiano d’Investimento

La cantieristica fra i settori da sostenere per la creazione di campioni industriali, ridurre la frammentazione delle filiere, rafforzarne la resilienza economica e favorire al tempo stesso la diffusione di occupazione qualificata

di redazione SHIPPING ITALY
7 Aprile 2026
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Cantieri di Pisa_T.Mariotti Genova_3

Anche la cantieristica navale appare fra i settori sui quali punterà per svilupparli Fondo Italiano d’Investimento nel suo Piano Strategico 2026-2030. Una nota spiega che il Piano si inserisce in un contesto di mercato degli investimenti alternativi in cui l’Italia evidenzia importanti margini di crescita, sostenuti dalla stabilità del sistema Paese, dall’evoluzione della domanda e dalla crescente esigenza di diversificazione da investimenti tradizionali.

Una nota spiega che “la nuova strategia prevede un ampliamento della piattaforma di investimento attraverso strategie dirette e indirette, grazie al lancio di generazioni successive di Fondi di private equity esistenti e nuovi progetti ad elevato contenuto strategico. L’obiettivo è di fare emergere il tratto distintivo di Fondo Italiano d’Investimento quale attore finanziario in grado di generare, anche attraverso nuove soluzioni, un doppio ritorno, sia di mercato sia di sistema, attraverso la selezione di investimenti in grado di generare esternalità positive per l’economia del Paese”.

Una parte rilevante del Piano riguarda il rafforzamento delle filiere produttive strategiche. In tale prospettiva, Fondo Italiano avvierà il nuovo fondo ‘Filiere Strategiche’ che, con un target di oltre 1 miliardo di euro, “è destinato a finanziare – si legge – lo sviluppo di settori verticali ad alto potenziale quali energia e transizione energetica, spazio e aeronautica, materiali critici avanzati e terre rare, navalmeccanica e altri comparti di elevata importanza per la competitività del Paese, con l’obiettivo di sostenere la creazione di campioni industriali, ridurre la frammentazione delle filiere, rafforzarne la resilienza economica e favorire al tempo stesso la diffusione di occupazione qualificata. Per quanto riguarda le soluzioni rivolte al debito diretto privato, verrà lanciato un nuovo Fondo, ‘Flexible Capital’, finalizzato a fornire strumenti di finanziamento flessibili (es. quasi equity) alle Pmi che si affiancano ad altri strumenti già disponibili nel toolkit di Fondo Italiano”.

Nella strategia indiretta, si rafforza il sostegno dedicato alla crescita e allo sviluppo delle Pmi italiane, sia nel Private Equity (attraverso il Fondo FOF PEI III, già in raccolta) sia nel Private Debt (attraverso il Fondo FOF PDI III). Particolare attenzione è rivolta ai fondi a impatto e ai veicoli dedicati alla sostenibilità, tra cui il Fondo FOF Impact II, finalizzato ad orientare capitali verso progetti in grado di generare benefici misurabili per le persone, per l’ambiente e per le comunità locali. Le aree prioritarie di investimento includeranno, tra gli altri, agrifood sostenibile, economia circolare, tecnologie per la transizione energetica, healthcare e formazione.

Per garantire l’efficace realizzazione del Piano, è previsto anche “il rafforzamento della struttura operativa di Fondo Italiano, grazie a una governance più snella, processi decisionali efficienti, l’introduzione di nuove competenze settoriali specialistiche e la creazione di un talent pool trasversale per profili junior in grado di rispondere, in maniera più efficace, ai fabbisogni dei team di investimento e, al tempo stesso, promuovere la crescita professionale delle risorse interne. Il tutto con l’obiettivo di velocizzare l’esecuzione, aumentare la qualità dell’analisi e assicurare un modello organizzativo scalabile e coerente con l’evoluzione e la crescita degli asset gestiti”.

Dal punto di vista dei target economico-finanziari, il Piano prevede la crescita delle commissioni a oltre 39 milioni di euro entro il 2030, con un commitment di capitale complessivo pari a 4,9 miliardi di euro, anche grazie al lancio di 8 fondi (5 diretti e 3 indiretti). L’utile ante imposte è atteso superiore a 5 milioni di euro al 2030 (rapporto utile pre-tasse/commissioni del 13%), sostenuto dall’ampliamento della piattaforma prodotti, l’espansione in nuovi mercati e l’efficientamento dei costi. È inoltre previsto l’ingresso di nuove risorse, in linea con l’incremento delle attività del Fondo.

Fabrizio Vettosi, direttore generale di Vsl Club e Consigliere di Confitarma, conferma con soddisfazione che “per la prima volta viene citata la parola ‘nave’ all’interno della missione strategica di una Sgr originata da investitori istituzionali italiani di matrice privata (banche, fondazioni, enti di previdenza) e pubblici (la maggioranza della Sgr è detenuta da Cdp). Penso sia un’ottima notizia, anche se sarebbe ancor più efficace uno strumento con un oggetto più ampio che abbracci l’intera filiera della blue economy, con particolare riferimento alla componente armatoriale, cosa che ho segnalato durante l’incontro con i vertici di Fondo Italiano che ho avuto nell’ambito del Gruppo Tecnico Credito e Finanza di Confindustria in cui rappresento Confitarma. D’altro canto questo – prosegue Vettosi – è uno dei punti dell’action plan condiviso dal presidente Zanetti per quanto concerne la parte finanziaria. A mio avviso la filiera navalmeccanica ha delle peculiarità nel nostro Paese che naturalmente la portano verso la frammentazione, e dunque avrebbe ancor più efficacia un Fondo che miri a supportare la componente armatori e servizi, ovvero la parte infrastrutturale che alimenta la logistica marittima al servizio del Paese. Un’iniziativa del genere, che mira a canalizzare verso il nostro settore i risparmi degli italiani, potrebbe integrare le risorse pubbliche rinvenienti dall’Innovation Fund che canalizzerà in futuro le risorse originate dall’Ets dando la concreta speranza di contribuire a un significativo e concreto rinnovo della nostra flotta e ridando slancio anche alla nostra cantieristica”.

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