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Il neo presidente Fabio Pagano traccia la nuova rotta di Fedepiloti

Tra la sfida dei dragaggi e il nuovo obbligo di aggiornamento quinquennale, la Federazione assume un ruolo guida nella governance portuale per colmare il gap tra evoluzione navale e infrastrutture nazionali

di Cinzia Garofoli
10 Aprile 2026
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Fabio Pagano presidente Fedepiloti

Con 23 anni di esperienza sul campo a Livorno e un solido trascorso ai vertici associativi, Fabio Pagano ha assunto ieri la presidenza di Fedepiloti. In questa intervista, il nuovo presidente delinea una strategia proattiva che si basa, oltre che sul ruolo di consulenza della federazione, anche sull’essere stimolo costante verso le istituzioni per l’adeguamento dei porti e l’eccellenza della formazione.

Presidente Pagano, la sua elezione arriva dopo due mandati come consigliere e quattro anni come vicepresidente nazionale. In che modo questo lungo percorso interno influenzerà la sua linea di condotta alla guida della Federazione?

“La mia visione affonda le radici in oltre vent’anni di attività operativa in banchina. Questa transizione naturale mi permette di conoscere ogni ingranaggio della nostra macchina, dalle criticità quotidiane ai tavoli ministeriali. Il mio obiettivo è il rafforzamento dell’autorevolezza della categoria. Vogliamo valorizzare la nostra professionalità come garante della sicurezza e dell’efficienza portuale, lavorando per una coesione sempre maggiore tra tutti i piloti italiani, affinché l’unione diventi la nostra vera forza contrattuale e istituzionale.”

Il gigantismo navale mette a dura prova gli scali nazionali. Quale posizione intende assumere Fedepiloti rispetto alla necessità di interventi strutturali in tanti nostri porti?

“I porti italiani sono spesso ancorati a standard del passato che non si conciliano con le dimensioni delle navi odierne. Fedepiloti manterrà un’interlocuzione tecnica serrata con le autorità civili e militari: quando segnaliamo una criticità, non stiamo solo gestendo un rischio, ma stiamo sollecitando l’intero sistema-paese ad adeguarsi, perché, se una nave non può entrare per limiti di fondale o di banchina, il danno è di tutto l’indotto. Per questo, la nostra azione di stimolo verso gli enti preposti per dragaggi e opere sicure sarà costante e determinata.”

La formazione è un aspetto sul quale puntate moltissimo; quali iniziative avete in proposito?

“Proprio lo scorso 7 aprile è stato firmato un decreto che abbiamo fortemente voluto e che alza l’asticella dell’eccellenza professionale. Il percorso è strutturato su due livelli: per gli allievi piloti è previsto un training intensivo di familiarizzazione specifico per il porto di destinazione; per i piloti effettivi, invece, è stato introdotto un sistema di ‘refresh’ quinquennale obbligatorio. Si terrà presso centri accreditati dal Mit e riguarderà manovre avanzate, aggiornamenti normativi e lo studio delle caratteristiche delle navi di ultima generazione. È un sistema di miglioramento continuo che garantisce un aggiornamento a 360 gradi, e che rende il pilota italiano un riferimento di sicurezza a livello internazionale.”

Presidente, la recente tragedia di Livorno ha colpito un marittimo della vostra flotta, una figura che lei ha definito quasi come un ‘angelo custode’ per il vostro lavoro. Al di là del dolore, cosa avete imparato da questo evento?

“Quell’evento ci ha scosso profondamente e ha imposto una riflessione che va oltre il cordoglio. Attualmente è in corso un check-up sulle procedure di imbarco e sbarco, ma siamo consapevoli che ogni manovra ha le sue peculiarità. Per questo stiamo aspettando di conoscere dagli organi inquirenti l’esito delle indagini e cosa abbia effettivamente causato l’incidente: solo con questi dati certi potremo avviare un’indagine interna ancora più mirata e specifica rispetto a quella che già stiamo portando avanti. Il nostro obiettivo è tradurre questa tragica esperienza in correttivi pratici e linee guida tecniche che proteggano la vita dei piloti e dei conduttori delle pilotine in ogni condizione.”

Lei è l’unico pilota in Italia ad aver partecipato ai test sulle navi autonome a Livorno. In un futuro dove l’automazione ridurrà gli equipaggi, come state guidando questa transizione?

“Siamo i protagonisti tecnici di questo percorso: al Cetena di Genova abbiamo ‘tradotto’ oltre cento manovre reali in dati per istruire l’intelligenza artificiale, affinché impari a replicare l’intuizione umana. Avvertiamo comunque questa realtà come ancora remota. Lo slittamento delle norme internazionali al 2032 riflette la necessità di colmare gap oggettivi come la mancanza di infrastrutture portuali per l’auto-ormeggio e la soluzione del paradosso di come far salire un pilota su una nave priva di equipaggio. In questo scenario, il pilota rimane comunque il presidio umano indispensabile: oggi per gestire le emergenze reali, domani per garantire che la tecnologia resti uno strumento di sicurezza e non un rischio per lo scalo.”

Come si posiziona oggi il modello italiano del pilotaggio nel panorama europeo e quali sono i temi di confronto con i colleghi stranieri?

“La nostra Federazione gode di una grande autorevolezza a livello internazionale, confermata anche dalla vicepresidenza dell’Empa ricoperta dal nostro direttore, il Comandante Mecca. Proprio durante la nostra assemblea di ieri, il presidente dell’Empa ha riconosciuto all’Italia un ruolo di leadership nell’evoluzione verso il digitale e nella strutturazione della formazione. Oggi l’Italia esporta standard d’eccellenza. Il confronto europeo resta fondamentale per imparare da chi eccelle, ma siamo orgogliosi di poter dire che, sul fronte della preparazione tecnica e dell’innovazione, il pilotaggio italiano non ha nulla da invidiare a nessuno. Continueremo a spingere su questa strada, portando la nostra esperienza ai tavoli dove si decidono le future normative del settore.”

Presidente, c’è un messaggio che vuole lanciare a chi opera quotidianamente nel settore?

“Il mio appello si rivolge a tutti i piloti italiani: solo attraverso un autentico lavoro di squadra e la condivisione delle nostre competenze potremo raggiungere nuovi traguardi, garantendo che la nostra categoria continui a rappresentare l’eccellenza e la sicurezza nei porti del nostro Paese.”

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