Confitarma solleva alcune critiche al decreto per il cold ironing
Oltre a una pianificazione nazionale coordinata, chiesto che l’agevolazione tariffaria sia idonea a ridurre il prezzo della fornitura per renderlo competitivo rispetto al costo dell’autoproduzione di energia a bordo

Confitarma ha annunciato ai propri associati l’avvenuta pubblicazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del decreto n. 10/2026 datato fine gennaio (preannunciato da SHIPPING ITALY nelle scorse settimane) recante la disciplina per l’affidamento, la gestione e il monitoraggio dei servizi di cold ironing (fornitura di energia elettrica da terra alle navi ormeggiate in porto). Il provvedimento dà attuazione all’art. 34-bis del D.L. n. 162/2019 e recepisce le prescrizioni della Commissione Europea in materia di compatibilità delle agevolazioni tariffarie con la disciplina sugli aiuti di Stato.
Fra gli elementi degni di nota la qualificazione del cold ironing quale servizio di interesse economico generale (Sieg), circostanza che consente l’intervento pubblico nel settore e l’affidamento della relativa gestione tramite gara pubblica. Gli impianti saranno affidati mediante procedure a evidenza pubblica, previa individuazione da parte del Mit degli ambiti ottimali di gestione (“cluster”), anche comprendenti più porti, con contestuale rilascio della relativa concessione demaniale marittima.
Confitarma sottolinea ai propri associati che questo decreto assume per il settore armatoriale particolare rilevanza a proposito della disciplina delle agevolazioni tariffarie, “che prevede il trasferimento integrale dei benefici economici agli armatori/utilizzatori, senza possibilità per il gestore di trattenerne quote”.
Pur apprezzando gli aspetti positivi del decreto, “Confitarma sta rappresentando nelle opportune sedi istituzionali la necessità che tale misura sia accompagnata da una pianificazione nazionale coordinata tra porti, operatori energetici e sistema armatoriale, finalizzata alla rapida realizzazione delle infrastrutture portuali necessarie” è scritto in una nota diffusa ai propri associati. “Parallelamente, si sta evidenziando l’esigenza di monitorare attentamente che l’agevolazione tariffaria prevista dalla normativa vigente sia effettivamente idonea a ridurre il prezzo dei servizi di cold ironing, comprensivo degli oneri di sistema, in misura tale da renderlo competitivo rispetto al costo dell’autoproduzione di energia a bordo”.
Secondo la Confederazione Italiana Armatori “permangono, inoltre, alcune criticità applicative. In particolare, il parametro relativo al ‘tasso di rendimento medio dei motori’ utilizzato ai fini del confronto con l’autoproduzione (art. 5, comma 2) è determinato sulla base di un valore medio nazionale e non tiene conto delle specifiche performance delle singole unità navali. Ciò potrebbe determinare la situazione in cui le navi dotate di generatori più efficienti si trovino a sostenere un costo del cold ironing superiore rispetto a quello dell’autoproduzione energetica a bordo”.
Proprio cold ironing, Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) e modelli di autoconsumo collettivo sono stati alcuni dei temi al centro del workshop organizzato nei giorni scorsi da Assocostieri a Napoli in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. Tra le proposte emerse l’attivazione di tavoli tecnici dedicati, la realizzazione di assessment condivisi e la definizione di una roadmap operativa per diffondere l’uso delle energie rinnovabili nei porti.
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