In partenza il fermo di cinque giorni dell’autotrasporto siciliano nei porti
Nel frattempo anche Unatras si avvia verso un blocco nazionale per protestare contro il caro-carburante
A conclusione delle assemblee convocate in cento piazze italiane, l’autotrasporto nazionale è orientato verso un blocco dei servizi data la situazione sempre più critica per il settore, a partire dai rialzi del carburante. Una decisione in questo senso arriverà il 17 aprile, quando il Comitato esecutivo nazionale del coordinamento sarà chiamato a pronunciarsi sul tema.
Ad annunciarlo la stessa Unatras, tirando le fila di quanto emerso dalle riunioni che si sono svolte nel finesettimana.
La richiesta – che secondo il raggruppamento è “univoca” tra “imprese strutturate, di medie e piccole dimensioni” – mette ai primi posti l’atteggiamento “irresponsabile” e “desolante” della committenza così come la “mancanza di attenzione” e la “superficialità” del Governo, che ha dichiarato di avere già assunto decisioni a favore del settore, senza che però la categoria sia a conoscenza di “alcun provvedimento concreto” e senza che sia stato attivato “alcun tavolo di confronto”.
Unatras fa sua anche una delle criticità evidenziate dal Codacons, ovvero il perdurare di fenomeni speculativi e il conseguimento di maggiori introiti sia per alcuni operatori sia per l’erario.
Come detto la decisione arriverà a fine di questa settimana, mentre scatterà già dalla mezzanotte di oggi il fermo di cinque giorni indetto dal Comitato Trasportatori Siciliani che punta a congelare le attività di carico/scarico dei semirimorchi dalle navi di tutti i porti commerciali siciliani, non prevedendo tuttavia blocchi o presidi stradali.
Obiettivo del comitato – che segnala di avere avuto indicazioni di una adesione al 90% tra le aziende che effettuano trasporto intermodale – è “quello di non rifornire le Gdo”, almeno fino a che “non avremo impegni scritti dal governo nazionale a seguito di un incontro”.
Il costo del carburante, e quindi dei traghettamenti, è uno dei nodi al centro dell’iniziativa, sebbene non l’unico. Al riguardo il Comitato chiede al Governo, già intervenuto sulle accise, di introdurre provvedimenti anche rispetto al costo degli imbarchi, “lievitati di cifre importanti sempre a causa del caro-gasolio”.
Altri temi messi sul tavolo sono relativi al Sea Modal Shift (di cui “non sono chiari i criteri di pagamento e i calcoli” né è noto se diverrà strutturale, oltre la scadenza al 2027) e alle tasse Ets versate (di cui “non si conosce” l’utilizzo e che l’associazione vorrebbe fosse girata al Mit per incrementare le risorse dello stesso Sms), nonché ai tempi di entrata in vigore dell’ETS2 (secondo alcune fonti, posticipata al 2028).
“Ad oggi solo il prefetto di Catania si è concretamente attivato per farci avere un incontro con il Mit dopo averci convocato venerdì scorso per comprendere i motivi del fermo. Né il Presidente della Regione Siciliana Schifani, né l’assessore ai Trasporti Aricó si sono attivati nemmeno per incontrarci e per capire i motivi della protesta” è al riguardo la chiosa finale del presidente Salvatore Bella.
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