In vigore il blocco navale Usa dello Stretto di Hormuz, prime petroliere bloccate
Due navi cisterna già costrette a invertire la rotta mentre l’Arabia Saudita ha quadruplicato le spedizioni di greggio dai suoi terminali sul Mar Rosso dalla fine di febbraio
È entrato in vigore dal pomeriggio di oggi, lunedì 13 aprile, il blocco navale dello Stretto di Hormuz annunciato dal presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.
Secondo una nota dello Us Central Command (Centcom) la misura sarà “applicata in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo dell’Oman”. In base a tale comunicazione le forze statunitensi non ostacoleranno la libertà di navigazione delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani.
Il blocco arriva ad esito dello stallo nei negoziati di pace avviati dopo l’aggressione all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, in risposta, in particolare, all’ipotesi iraniana di imporre un pedaggio alle navi in transito nello Stretto.
Secondo quanto rilevato da MarineTraffic almeno due petroliere hanno già invertito la propria rotta nei pressi dello Stretto di Hormuz poco dopo l’inizio del blocco statunitense, mettendo in evidenza l’impatto immediato sui movimenti delle navi. La nave tanker Rich Starry, lunga 188 metri, ha rinunciato a uscire dal Golfo Persico pochi minuti dopo essersi avvicinata al tratto di mare conteso. La nave era partita dall’ancoraggio di Sharjah il 13 aprile e navigava a pieno carico, con un pescaggio segnalato di 11,3 metri, indicando la Cina come destinazione. Anche una seconda nave, la petroliera Ostria, lunga 175 metri, ha invertito la rotta dopo essersi avvicinata allo Stretto.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, che ha guidato la delegazione del suo Paese ai colloqui insieme al ministro degli Esteri Abbas Araqchi, ha affermato che le nuove minacce di Trump non avranno alcun effetto sull’Iran. Poche ore dopo le dichiarazioni di Trump, Qalibaf ha pubblicato sui social media una mappa dei prezzi della benzina nell’area di Washington con il commento: “Godetevi i prezzi attuali alla pompa. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone”.
Stamane, a valle delle dichiarazioni domenicali di Trump – che in un’intervista a Fox News successiva al suo post sullo Stretto ha comunque affermato di credere che l’Iran avrebbe continuato a negoziare – il prezzo del petrolio ha nuovamente superato la soglia dei 100 dollari al barile, attestandosi a 104.
Intanto l’Arabia Saudita ha reso noto di aver ripristinato la piena capacità di pompaggio del suo oleodotto Est-Ovest a 7 milioni di barili al giorno, riabilitando un collegamento vitale per le esportazioni di petrolio attraverso il Mar Rosso, dopo che un attacco missilistico aveva la settima scorsa danneggiato una delle 11 stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto di 1.200 chilometri, riducendo la portata di 700.000 barili al giorno. L’Arabia Saudita ha quadruplicato le spedizioni di greggio dai suoi terminali sul Mar Rosso dalla fine di febbraio per ovviare alla quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il ministero dell’Energia saudita ha annunciato ieri che la produzione del giacimento petrolifero offshore di Manifa, gestito da Saudi Aramco, è stata ripristinata, sebbene i lavori proseguano presso il complesso onshore di Khurais. Gli attacchi a Manifa e Khurais avevano ridotto la capacità produttiva di circa 300.000 barili al giorno per entrambi i giacimenti, secondo quanto riportato la scorsa settimana dall’agenzia di stampa statale saudita Spa.
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