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Porti

I porti di Marghera e Trieste si contendono le terre rare

Il Veneto pare in testa alle preferenze governative per il sito strategico da proporre a Bruxelles, ma Consalvo rilancia la candidatura giuliana

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
20 Aprile 2026
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Venezia Marghera air

Il porto di Marghera è in pole position per il progetto governativo di realizzazione di un sito europeo di stoccaggio di materie prime critiche, le cosiddette ‘terre rare’, dal litio alla grafite al berillio, cobalto, fluorite, manganese, per citarne solo alcune.

Il progetto è nato al Mimit, il ministero delle Imprese e Made in Italy guidato dal meloniano Adolfo Urso che ne ha parlato con il governatore Alberto Stefani. Che l’ha ufficializzata con una nota: “Le cosiddette terre rare sono fondamentali per l’elettronica, l’energia, la transizione tecnologica e la sicurezza. Garantirne l’approvvigionamento significa difendere il nostro sistema produttivo, le nostre imprese e il lavoro. Ed è un’occasione per rafforzare il ruolo del Veneto come motore industriale del Paese e come protagonista nelle nuove filiere europee. L’obiettivo è arrivare in tempi rapidi a una proposta progettuale condivisa e credibile, anche in sede europea. Abbiamo tutte le carte in regola”.

Secondo Ministero e Regione Marghera sarebbe sito ideale da proporre a Stéphane Séjourné, commissario europeo per l’industria. Con Séjourné ci sarebbero già stati undici incontri e il commissario sarebbe ben disposto a partire con un sito-pilota così vicino al cuore produttivo del Nord Italia ma anche di Austria e Germania.

“Su questo tema serve coraggio” ha detto Stefani, incontrando il favore delle parti sociali. Vincenzo Marinese per Confindustria ha sottolineato che un progetto ben fatto deve prevedere non solo un volano ma anche una “vera e propria filiera”. E Mirco Viotto, vicepresidente di Confindustria Veneto Est con delega al territorio di Venezia, ha aggiunto: “L’Europa importa oltre 18 mila tonnellate annue di terre rare ed è ancora fortemente dipendente dalla Cina, mentre la domanda è destinata a raddoppiare entro il 2030. Porto Marghera ha tutte le caratteristiche per diventare un hub europeo per lo stoccaggio delle materie prime strategiche”.

La Cgil con Daniele Giordano si è detta favorevole, sottolineando tuttavia che “Porto Marghera non può essere ridotta a semplice sito di stoccaggio destinato poi ad alimentare produzioni altrove”.
Il progetto è ancora in fase embrionale, non si sa su quali aree potrebbe concretizzarsi, e di quanti finanziamenti avrebbe bisogno. L’obiettivo sarebbe di arrivare a un dossier da presentare al commissario Ue dopo l’estate con l’auspicio che un ok da Bruxelles arrivi entro l’anno. In Regione se ne occuperà Massimo Bitonci, assessore allo Sviluppo economico.

L’eco dell’annuncio è arrivata presto a Trieste: “Ovviamente a noi questo progetto interessa e, rispetto a quanto letto, è evidente che perché arrivino materie prime, su navi pesanti, c’è bisogno di un porto con un pescaggio importante: Trieste sarebbe perfetto” ha rilanciato il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo: “Se poi consideriamo che potrebbero essere servite le regioni dell’Europa continentale ed orientale, allora il porto di Trieste può garantire trasferimenti sia su treno che su gomma, vista la efficace infrastruttura ferroviaria dello scalo giuliano, il nostro sistema logistico è il più sviluppato”.

Consalvo avrebbe qualche idea sulla collocazione del deposito: “Può trovarsi nel retroporto o anche in aree completamente esterne, purché lungo il sistema logistico di trasferimento, quindi a Verona, a Padova o Cervignano. Non è questo l’elemento fondamentale bensì il sistema logistico, il porto che garantisce pescaggio. Se il progetto andrà avanti ci interfacceremo, siamo interessati”.

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