La nuova diga di Genova accelera il restyling di Ponte dei Mille
I fanghi del dragaggio del molo crocieristico destinati ai cassoni, ma la Regione chiede un supplemento di analisi. In aumento materiali di cava e relativi viaggi navali
A pochi giorni dall’affondamento del 21° cassone, è stata poi la volta della struttura n.22 per la nuova diga foranea in costruzione a Genova.
Lo ha evidenziato una nota di Webuild, capofila del consorzio Pergenova Breakwater appaltatore della Fase A dell’infrastruttura, che prevede in totale la posa di 73 cassoni. Un numero confermato anche nell’ultimo aggiornamento dell’ultimo Piano di gestione dei materiali, appena approvato dal Commissario straordinario per l’opera Marco Bucci.
Tale approvazione o, più esattamente, la concreta possibilità di attuare ogni azione prevista dal Piano è stata tuttavia condizionata dal parere vincolante degli uffici tecnici della Regione Liguria al rispetto di alcune prescrizioni inerenti a una delle due novità più significative del Piano.
Si tratta del conferimento nei cassoni della diga di circa 8mila metri cubi di fanghi rinvenienti dal dragaggio degli specchi acquei di Ponte dei Mille, intervento previsto dal restyling della struttura dedicata al traffico crocieristico genovese, uno degli appalti del programma infrastrutturale commissariale gestito sempre da Marco Bucci caratterizzato da maggiori problematiche di ritardo (oltre tre anni) e sforamento dei costi.
Pergenova a novembre ha condotto una campionatura dei fondali e ha classificato i materiali utilizzando i nuovi criteri definiti dal Ministero dell’ambiente nel 2025 (ma divenuti legge solo nel dicembre scorso). Solo successivamente è stato deciso di estendere il dragaggio oltre i 10 metri di profondità, arrivando fino a -11.
Pergenova, d’accordo con l’Autorità di sistema portuale, avrebbe voluto estendere per una sorta di criterio analogico anche a questa ulteriore porzione di fanghi la caratterizzazione, i cui risultati consentono il conferimento dell’intero volume ai cassoni, ma Regione Liguria s’è opposta: “L’ammissibilità del conferimento nei cassoni deve essere riferita esclusivamente ai materiali effettivamente caratterizzati e classificati nella documentazione prodotta, (…) senza estensione automatica ad ulteriori volumi, livelli o aree non direttamente rappresentati dalle indagini eseguite”.
Sicché, è la conclusione dei tecnici, “l’eventuale dragaggio dell’intervallo 10-11 m è subordinato alla preventiva caratterizzazione integrativa e alla conseguente classificazione gestionale del relativo materiale. Fino all’acquisizione di tali elementi, il materiale ricompreso (…) non può essere computato tra i volumi conferibili nei cassoni della Nuova Diga Foranea”.
Meno critico il parere sulla seconda modifica di rilievo al Piano.
Pergenova, si legge nel Piano, per affinamenti progettuali e “al fine di garantire una maggiore flessibilità e velocità di fornitura, evitando interruzioni dei lavori per imprevisti o rallentamenti logistici” ha aumentato i volumi di materiali vergini previsti per la realizzazione di berme e scanni della diga. Sicché fra gli allegati al Piano sono state presentate le dichiarazioni di conformità sia di cave (tutte italiane) già autorizzate “per una volumetria aggiuntiva, pari a 168.502 mc”, sia di nuove cave (fra cui alcune spagnole e una francese), “per una volumetria complessiva di 432.402 mc”.
Documentazione conforme secondo Arpal e uffici tecnici, anche se questi ultimi hanno rilevato come “l’ulteriore approvvigionamento di materiali vergini da cave, anche estere, (…) riduca in concreto la possibilità di massimizzare gli obiettivi di promozione dell’economia circolare” introdotti dal Decreto sottostante alla redazione del Piano stesso, dato che aumenteranno significativamente i viaggi in nave previsti per fornire i materiali di costruzione dell’opera e la distanza media dal momento che i materiali delle nuove cave partiranno anche da Marsiglia, Cartagena e Civitavecchia, oltre che dalla Sardegna e da Marina di Carrara.
A.M.
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