Merli: “Per Setramar obiettivo 8 milioni di tonnellate di rinfuse entro 4 anni”
In programma un piano per i prossimi cinque anni di diverse decine di milioni di investimento volti alla crescita
Ravenna – Al recente evento De Portibus il porto di Ravenna ha messo in mostra alcune delle migliori realtà aziendali che operano nello scalo. Fra queste figura Setramar, una delle aziende terminalistiche italiane più attive nel settore dry bulk alla quale SHIPPING ITALY ha dedicato un’apposita intervista con l’amministratore delegato Carlo Merli.
Ing. Merli come state vivendo questo momento di trasformazione del porto di Ravenna?
“I numeri del porto dicono di un sistema in salute dal punto di vista dei traffici, che oggi si trova di fronte a una partita importante, e cioè è la messa a terra di una serie di interventi già pianificati dalla precedente gestione dell’Autorità di sistema, che l’attuale presidente Benevolo ha fatto propri.”
Che sarebbero?
“Parliamo in sostanza dell’approfondimento dei pescaggi a -12,5 metri per tutte le banchine del porto e del revamping del sistema ferroviario sui due lati del canale Candiano: sono circa 120 milioni di investimento che oggi vanno trovati. Questa è sia la sfida per l’Adsp che il principale punto di attenzione per noi.”
Quali sono le strategie di Setramar?
“Noi abbiamo un piano per i prossimi cinque anni con diverse decine di milioni di investimento volti alla crescita. Oggi trattiamo circa sei milioni e mezzo di tonnellate di rinfuse ma vogliamo arrivare a quasi otto nel giro di quattro anni.”
Sono cifre importanti…
“Per grazia di Dio e per merito dei miei colleghi oggi abbiamo un posizionamento commerciale molto buono, ma servono le infrastrutture nei tempi opportuni e serve anche che il porto cresca anche nel rapporto con le infrastrutture logistiche inland. L’idea, che è stata discussa anche a De Portibus, di dialogare con l’interporto di Bologna secondo me è un canale interessante su cui anche noi intendiamo fare la nostra parte.”
Voi siete un operatore con una visione globale e con aree di business diversificate. Quali sono quelle che vedete più promettenti?
“Oggi noi sostanzialmente trattiamo quattro tipologie di commodities: prodotti siderurgici, agri-food (cereali e farine), fertilizzanti e minerali. Il mercato dei minerali, principalmente argille e feldspati, è un mercato maturo. Quello dei fertilizzanti è un mercato a buon tasso di redditività ma oggi sotto stress dal punto di vista geopolitico quindi dobbiamo capire quando finirà questa guerra con l’Iran e che riflessi avrà sulla catena logistica, anche a valle. I cereali secondo me sono un settore strategico, perché comunque centrale rispetto al mercato di consumo italiano, sul quale noi come azienda e il porto di Ravenna abbiamo anche una capacità tecnologica e di servizio che nessun altro raggiunge, neanche fuori dall’Italia.”
E la siderurgia?
“I prodotti siderurgici sono determinanti in un sistema paese e generano volumi importanti, ma oggi hanno due grandi punti interrogativi da risolvere. Il primo è se e come la produzione interna riprenderà, e mi riferisco naturalmente alla vicenda ex-Ilva. Il secondo è come i vincoli all’importazione non europea saranno non solo applicati ma, come si teme, anche inaspriti. Questo ovviamente metterà in stress la catena e bisognerà capire come seguirne gli effetti.”
Lei a De Portibus ha parlato di una “collaborazione competitiva” fra le imprese del porto di Ravenna, che sui grandi temi di interesse generale fanno fronte comune.
“Si, questa è una particolarità del territorio. La dico da tanto tempo perché ci credo davvero, in questo sistema portuale funziona. Ho lavorato in altre realtà portuali e da altre parti non succede, a Ravenna sì.”
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