Cresce l’opposizione al passaggio di Zim ad Hapag Lloyd
Dopo il Ministero dei trasporti anche quelli di economia e agricoltura del Governo israeliano contestano la cessione alla compagnia tedesca compartecipata da sauditi e qatarioti
Continuano ad aumentare le voci istituzionali israeliane contrarie alla cessione della compagnia marittima locale Zim alla tedesca Hapag Lloyd.
Come emerso nei mesi passati, a preoccupare sono sia la struttura dell’operazione – che dividerebbe sostanzialmente in due la compagnia, lasciando al controllo israeliano (fondo Fimi) solo una minima parte degli asset attuali (flotta e rotte) di Zim – che le partecipazioni societarie saudite e qatariote al capitale di Hapag.
Così, dopo le riserve espresse di Ministero dei trasporti, Autorità per i porti e lo shipping, Autorità per le compagnie strategiche e Shin Bet, è stata la volta del Ministero dell’economia israeliano. “La maggior parte dell’attività di Zim viene trasferita a un colosso armatoriale tedesco, parzialmente di proprietà di paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche con Israele (Qatar e Arabia Saudita), mentre l’attività locale viene isolata all’interno di una nuova entità (Zim Israel), che è, di fatto, di proprietà israeliana, ma priva di una base patrimoniale redditizia che le consentirebbe di sopravvivere economicamente oltre pochi anni” avrebbe scritto l’ufficio per il commercio estero in un parere riportato da Calcalist: “Si tratta di un’operazione societaria che svuota la golden share del paese e mette a repentaglio gli interessi nazionali che essa dovrebbe tutelare. Oltre al danno legale per la golden share, la scissione di Zim in due società solleva preoccupazioni sul fatto che il piano crei un’azienda paralizzata, incapace di sostenersi autonomamente dal punto di vista commerciale e operativo”.
Riguardo al fatto che Qatar e Arabia Saudita detengono quote in Hapag-Lloyd tramite i loro fondi sovrani, il Ministero dell’economia ha osservato che “nel mondo del trasporto marittimo e della logistica internazionale, gli azionisti strategici, e in particolare i fondi sovrani, non sono semplici investitori passivi. I Paesi utilizzano infrastrutture e partecipazioni economiche per creare influenza geopolitica, comprese le catene di approvvigionamento, ed esercitare pressioni indirette in tempi di crisi”
Sulla stessa linea, il parere del Ministero dell’agricoltura, firmato da Yaakov Poleg, vicedirettore generale per il commercio estero e la cooperazione internazionale presso il Ministero dell’agricoltura, sostiene che l’accordo mette a repentaglio la sicurezza alimentare del Paese. Secondo il parere, la vendita di Zim ha ampie e significative implicazioni in diversi settori, tra cui quello agricolo e il commercio di prodotti alimentari da e verso Israele.
Hapag Lloyd e Fimi hanno sostenuto in diverse occasioni che la nuova Zim soddisfa le condizioni per l’assegnazione di azioni privilegiate da parte dello Stato e che non vale la pena rifiutare l’accordo, dato che Zim è una società quotata al Nasdaq. Ciononostante, il prezzo delle azioni Zim è ancora significativamente inferiore al prezzo offerto nell’accordo (25,5 dollari contro 35), il che indica la mancanza di fiducia del mercato nella sua effettiva realizzazione.
Nel frattempo Chen Lichtenstein è stato scelto per succedere a Eli Glickmann come nuovo presidente e amministratore delegato di Zim.
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