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Psa in cerca di maggiore flessibilità e produttività a Pra’, lavoratori al voto

L’azienda lamenta un calo di efficienza (e la ridotta capacità d’avviamento della Culmv) e con la Rsu definisce un accordo di revisione delle modalità operative

di Andrea Moizo
11 Giugno 2026
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PSA GENOVA PRA’ – container – HMM

La delicatezza del passaggio traspare chiaramente da alcuni dettagli: non solo sull’accordo abbozzato da Psa Genova Pra’ e Rsu entrambi i fronti hanno le bocche cucite, ma l’assemblea dei lavoratori che stamane avrebbe dovuto votarlo ad alzata di mano ha preferito invece procedere nei prossimi giorni a un voto per scheda, che terminerà solo lunedì, in modo da garantire la maggior possibilità di voto al più ampio numero possibile dei circa 700 dipendenti.

Del resto, la bozza che SHIPPING ITALY ha potuto consultare consta di 5 fittissime pagine di minuziose revisioni agli esistenti accordi fra il più grande terminal container gateway d’Italia e le rappresentanze sindacali in termini di organizzazione del lavoro e modalità operative, con l’esplicitata “necessità di un tempestivo recupero della capacità produttiva e degli standard di servizio”.

Il fil rouge è un ampliamento della possibilità dell’azienda di richiedere flessibilità ai lavoratori, definendo, in primis, una maggiore differenziazione fra lavoratori per anagrafe, nella convinzione delle due parti che gli “strumenti volti a migliorare la conciliazione vita-lavoro del personale operativo”, introdotti dal 2013 e “pienamente coerenti con un contesto storico caratterizzato da maggiore stabilità organizzativa”, mantengano “la loro validità per il personale con maggiore anzianità di servizio”, risultando però “allo stato attuale parzialmente incompatibili con le esigenze di flessibilità richieste dall’attuale scenario operativo”.

Insomma, per gli assunti più freschi – i criteri sono l’assunzione dal 2025 e “quota 39” (età più anzianità aziendale) – le richieste di flessibilità aumenteranno, a fronte di un articolatissimo sistema di incentivi di varia natura, che, ad alcune condizioni, potrà essere esteso su base volontaria anche agli altri lavoratori. Verrà inoltre introdotta, per i più esperti, una nuova figura professionale denominata “stivatore provetto” e verrà ulteriormente dettagliato l’accordo di novembre 2023 sulla rotazione dei gruisti, anche in questo caso differenziando gli elementi retributivi specifici sulla base di un criterio anagrafico-esperenziale, oltre a prevedere una serie di misure che toccheranno non solo gli operai ma anche il resto del personale (manutenzione, impiegati, etc.).

Nel silenzio delle parti, le motivazioni di un accordo che i pochi bisbigli raccolti definiscono “epocale” possono ricercarsi fra le premesse della bozza.

Vi si legge che dal febbraio 2025 Psa Pra’ ha registrato “un progressivo rallentamento dei livelli di produttività”. La prova sarebbe “una riduzione della capacità complessiva di servizio e, conseguentemente, una minore attrattività nei confronti di nuovi volumi e servizi marittimi”, che ha portato “nel corso del 2025 e in parte del 2026, all’impossibilità di garantire adeguati standard operativi su alcuni traffici, determinando la necessità di rinunciare ad almeno due servizi in ragione della non sufficiente capacità produttiva del terminal e della difficoltà nel garantire un corretto dimensionamento delle squadre operative”.

Il traffico sarebbe cioè diminuito in ragione di un calo della produttività, anche se non si citano numeri (il terminal chiuse il 2025 a -2,8%, per 1,36 milioni di Teu) né, pur menzionando “primi segnali di recupero della produttività” registrati a aprile e maggio (dopo che a marzo il primo trimestre 2026 s’era chiuso al +2,2% con oltre 336mila Teu movimentati), si accenna a dinamiche macroeconomiche di domanda (i restanti terminal container genovesi hanno chiuso il 2025 a -2,7% complessivo e La Spezia a -1,7%).

Si elencano poi i fattori a cui sarebbe riconducibile il “rallentamento” della produttività. Fra essi “l’evoluzione dei traffici marittimi con progressivo incremento della dimensione delle navi e conseguente concentrazione dei volumi; la crescente capacità delle compagnie di rispettare le berthing window, con conseguente intensificazione dei picchi operativi e con i vincoli che il rispetto della berthing window contrattuale comportano per il terminal; l’accentuazione delle dinamiche di picchi e flessi, che richiedono un sempre maggiore grado di flessibilità operativa”.

A ciò poi si sarebbe affiancata “una ridotta capacità di avviamento e piena operatività del personale della Cu (Culmv, il fornitore di manodopera temporanea dello scalo, ndr), con particolare riferimento ai ruoli ad elevata specializzazione (high skill), che ha generato significative difficoltà nella copertura dei turni, soprattutto nei periodi estivi”.

Per far fronte a tutto ciò, Psa ha da tempo avviato un “piano di rafforzamento dell’organico, finalizzato al ripristino del dimensionamento delle squadre operative previsto in 360 addetti” che dovrebbe completarsi a inizio 2027, ha stretto accordi preliminari a inizio 2026 coi lavoratori per “l’incentivazione della presenza nelle giornate del sabato e durante il periodo delle ferie estive”, e ha cominciato a introdurre “uno strumento di ricambio generazionale, sistema di prepensionamento volontario, che superi il vecchio accordo del 2016, finalizzato a favorire l’uscita anticipata del personale con maggiore anzianità e il ringiovanimento dell’organico”.

Ma la chiave, come detto, è la definizione di un “sistema di regole che, nel rispetto dei diritti acquisiti, consenta di applicare con maggiore flessibilità tali strumenti, in particolare nei confronti del personale assunto a partire dal 2025 e fino al raggiungimento di coefficiente 39”. L’accordo redatto con le Rsu lo costruisce, ora rimane solo da capire quanti lavoratori lo approveranno.

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