Cresce il turismo via mare in Adriatico nel 2026 e investe 843 milioni fino al 2030
Attualmente in corso a Venezia il forum ha fatto emergere un record di accosti crocieristici e sviluppo del diporto

Nell’ottava edizione dell’Adriatic Sea Forum a Venezia, attualmente in corso, è stato mostrato lo stato di salute e le prospettive del turismo marittimo nell’area adriatica, grazie ai dati della nuova edizione dell’Adriatic Sea Tourism Report curato da Risposte Turismo. Dallo studio emerge un percorso di crescita costante per l’anno in corso, trainato dai comparti delle crociere e dei traghetti e da un progressivo rafforzamento dell’offerta e dei servizi per la nautica da diporto. L’analisi riguarda i sette Paesi dell’area riportando i dati aggiornati dei flussi commerciali insieme a una enorme pianificazione finanziaria che ha l’obiettivo di colmare le insufficienze strutturali rispetto ad altre macroregioni del Mediterraneo.
Riguardo alla crocieristica: nel 2026 la previsione è una movimentazione di circa 5,7 milioni di passeggeri tra imbarchi, sbarchi e transiti, con un incremento del 6% rispetto al 2025. Le toccate nave registreranno un aumento del 7,7%, raggiungendo i 4.000 accosti totali: un volume di approdi che rappresenta un record storico per l’area e nello stesso tempo fa risaltare una trasformazione strutturale del traffico, caratterizzato oggi da unità di dimensioni medio-piccole e da una minore incidenza dell’attività di homeporting rispetto al passato. I flussi complessivi rimangono infatti ancora al di sotto dei record del 2019; inoltre, l’Adriatico è l’unica macroarea del Mediterraneo a registrare una flessione del traffico nel periodo 2019-2025, (-8%), in netto contrasto con le forti crescite del Mediterraneo occidentale e orientale. Una differenza questa che gli analisti attribuiscono a normative locali e ai limiti infrastrutturali che impediscono l’accoglienza delle navi di ultima generazione.
L’Italia, rispetto alle altre nazioni, è leader del settore con oltre 2,1 milioni di passeggeri previsti, pari al 37,3% del totale continentale, distribuiti su 1.075 accosti. La Croazia si attesta al secondo posto con 1,61 milioni di ospiti, mentre la Grecia dovrebbe per la prima volta superare il milione di passeggeri. Il maggiore incremento percentuale riguarda l’Albania, che stima una crescita del 15,9% nei passeggeri e del 29,9% nelle toccate nave. Tra i singoli scali, Corfù si conferma al vertice per il settimo anno consecutivo toccando il milione di passeggeri, seguita da Dubrovnik, Kotor e Bari. Venezia resta nella top cinque con 530 mila passeggeri stimati, ma si prevede una contrazione del 9,3% rispetto al 2025. Tra le crescite repentine emergono i risultati di Ravenna, previsti 390 mila passeggeri, e di Bar, in Montenegro, che stima un balzo del 78,5%.
Passando al comparto dei traghetti, degli aliscafi e dei catamarani, questo conferma la sua stabilità strategica: per il 2026 si prevede una movimentazione di 20,6 milioni di passeggeri, pari a una crescita del 2,1% su base annua.
Sul fronte della nautica da diporto, Risposte Turismo ha censito 347 strutture tra marine e porti turistici, concentrate per il 93% tra Italia e Croazia, che dispongono rispettivamente di 189 e 133 porti. I posti barca totali dell’area adriatica hanno raggiunto le 81.710 unità, in crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Per quanto riguarda il charter nautico, sia a vela sia a motore, gli operatori registrano prospettive più favorevoli rispetto al recente passato, sostenute principalmente dalla dinamicità della domanda locale. Come ha evidenziato Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, per lo sviluppo economico dell’area è fondamentale incrementare la quota di posti barca riservata ai transiti e ai flussi turistici itineranti a lungo raggio, che oggi rappresentano circa il 20% dell’offerta totale dell’area, con una propensione maggiore sulla sponda orientale rispetto a quella occidentale.
Dall’analisi dei piani industriali per il quadriennio 2027-2030 è emerso uno stanziamento complessivo di oltre 843 milioni di euro destinati a riqualificare la rete portuale e l’accoglienza turistica via mare. Di questi, oltre 573 milioni di euro sono dedicati ai progetti legati a crociere e traghetti, mentre 270 milioni di euro saranno investiti nel comparto nautico, inclusa la realizzazione di sette nuovi porti turistici. Su questo ambito di Cesare ha commentato che le dinamiche del turismo marittimo descrivono un settore solido, supportato da significativi investimenti pubblici e privati, ma ha anche ricordato che lo sviluppo futuro dipenderà dalle priorità strategiche dei singoli Paesi, dall’adeguamento delle banchine e dalla gestione delle relazioni di mobilità e accessibilità turistica tra la costa e l’entroterra.
A livello di interventi principali lungo le coste questi riguardano l’adeguamento ambientale e la gestione dei flussi: a Venezia sono programmati investimenti importanti per la manutenzione e il dragaggio dei canali Vittorio Emanuele e Malamocco-Marghera, oltre alla creazione di due nuovi accosti per navi da crociera a Porto Marghera per complessivi 72 milioni di euro. Il presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato, ha confermato che l’esperienza di Venezia e Chioggia punta a un modello di sviluppo sostenibile che redistribuisca i flussi su più approdi e investa nell’elettrificazione delle banchine.
I porti di Trieste e Monfalcone procederanno a loro volta con il potenziamento del cold ironing e la manutenzione straordinaria del Molo Bersaglieri. Più a sud, Ancona completerà entro il 2027 il nuovo terminal passeggeri da 7,2 milioni di euro e avvierà le opere al Molo Clementino, mentre i porti pugliesi di Bari, Brindisi e Termoli investiranno oltre 70 milioni di euro in terminal dedicati e in elettrificazione. Per la nautica italiana vi sono i progetti dei nuovi marina di Otranto e di Bari Molo San Cataldo, per un valore complessivo di 100 milioni di euro.
Dal lato della sponda balcanica ed ellenica la pianificazione è altrettanto definita. Pola investirà 130 milioni di euro entro il 2029 per un nuovo terminal passeggeri, affiancato dal rifacimento della diga foranea. Split destinerà 24 milioni di euro all’ampliamento del Molo San Pietro e al terminal di Resnik-Divulje, mentre investimenti significativi interesseranno Korcula e lo scalo di Dubrovnik con il progetto Bathovina II da 22 milioni di euro, per delocalizzare il traffico dei traghetti di linea. In Grecia, Igoumenitsa adeguerà le banchine al sistema di cold ironing entro il 2027. Sul versante dei marina turistici, la Croazia vedrà l’apertura delle strutture di Šešula e Verudela, l’Albania attende il completamento dei complessi turistici di lusso di Vlora Marina e Durrës Yachts Marina, mentre la Grecia vedrà l’attivazione del progetto Lamda Corfu Marina da 50 milioni di euro.
Il forum, informa la nota di Risposte Turismo, prosegue affrontando i temi della cooperazione macroregionale e dell’impatto del cambiamento climatico sulle rotte commerciali. Come ricordato dal ministro del Turismo del Montenegro, Simonida Kordić, e dal presidente di Enit, Alessandra Priante, la sfida per il prossimo futuro risiede nella capacità di governare la diversità dell’Adriatico attraverso dati condivisi, trasformando l’area in un sistema turistico coerente, integrato e attivo durante tutto l’anno.
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