Bruxelles apre alla demolizione navale sulle spiagge indiane, insorge Ngo Shipbreaking Platform
L’ultima proposta di aggiornamento della lista di cantieri autorizzati rimuove una struttura turca che ha mostrato carenze ricorrenti ma include due impianti di Alang
Una proposta “scioccante”. Così Ngo Shipbreaking Platform – organizzazione non governativa internazionale che da anni monitora il settore della demolizione navale, invocando migliori condizioni ambientali e di sicurezza – ha bollato la bozza di aggiornamento della Lista Ue degli impianti autorizzati al riciclaggio delle navi, presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea, nella parte in cui apre al possibile rilascio di autorizzazioni a favore dei cantieri indiani Ysi Recyclers Llp e Shree Ram Vessel Scrap Pvt.
Due strutture che Bruxelles spiega di avere valutato come “conformi ai requisiti stabiliti dall’articolo 13” dello stesso Regolamento UE n.1257/2013 sul riciclaggio navale e che secondo l’organizzazione operano tramite beaching, ovvero spiaggiamento. Una pratica, riconosce la Ong, non espressamente vietata dal regolamento ma non in linea con i suoi principi, e in particolare proprio con quello esposto stesso articolo 13, il quale stabilisce che una gestione sicura e ambientalmente corretta di questa attività debba prevedere che la manipolazione dei materiali pericolosi e dei rifiuti avvenga esclusivamente su superfici impermeabili dotate di efficaci sistemi di drenaggio.
Pur apprezzando un’altra decisione presentata nel documento – ovvero quella di escludere il cantiere turco Avsar Gemi Söküm San. Dis Tic. Ltd., che ha mostrato carenze ricorrenti a causa di carenze ricorrenti – Ngo Shipbreaking ha quindi descritto la possibile inclusione delle due strutture di Alang-Sosiya come “un cambiamento significativo rispetto alle precedenti versioni” che “solleva serie preoccupazioni sulla futura direzione del Regolamento europeo sul riciclaggio delle navi (EU Ship Recycling Regulation – Er Srr).
Il loro eventuale inserimento nella lista, secondo la Ong, “significherebbe che navi battenti bandiera europea sarebbero autorizzare ad essere smaltite su spiagge con condizioni lavorative e ambientali non in linea con gli standard europei”, creando – ha aggiunto Ingvild Jenssen, direttrice esecutiva e fondatrice della organizzazione, “un grave doppio standard” che “comprometterebbe seriamente lo stesso settore europeo del riciclaggio navale”.
A conferma indiretta di questo, l’organizzazione ricorda che ad avere chiesto l’inserimento nella lista era stato recentemente anche Priya Blue, impianto indiano pure attivo nell’area di Alang-Sosiya (in particolare nel lotto V1/V2), che lo scorso giugno si è ritrovato al centro di un clamoroso incidente, che ha provocato una “massiccia fuoriuscita di petrolio” che avrebbe contaminato “vaste aree della costa del Gujarat”.
Come detto, al momento quella di Bruxelles è ancora solo una proposta, su cui la Commissione Europea ha da poco stessa aperto una fase consultazione pubblica per raccogliere pareri e opinioni, la quale sarà attiva fino al prossimo 30 agosto. Da notare che sull’area dedicata del sito stanno già fioccando i primi pareri. Interessante rilevare che, ad oggi, a favore dell’inserimento di Ysi Recyclers Llp e Shree Ram Vessel Scrap Pvt nella lista si è espresso solo un commentatore indiano, mentre alcuni utenti italiani hanno espresso valutazioni molto critiche sulla loro inclusione.
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