Una manina rimette in discussione i fondi per il deposito Gnl Med a Vado Ligure
Il Governo ritira l’emendamento che avrebbe assicurato all’accoppiata Novella-Autogas le risorse originariamente destinate al deposito di Brindisi
Il futuro del deposito di gas naturale liquefatto a Vado Ligure promosso dalla società Gnl Med e destinato a rifornire di carburante navi e rete terrestre appare di nuovo incerto.
Era stata la Corte dei conti, come rivelato da SHIPPING ITALY, a evidenziare alcune settimane fa il ritardo nell’avvio dei lavori del deposito presentato dalla joint venture fra i gruppi Sofipa (Novella) e Autogas (Risso), circostanza che rendeva impossibile il rispetto della scadenza prevista dal Fondo complementare al Pnrr, che al progetto aveva destinato oltre 21 milioni di euro (di cui oltre 4 già incassati).
L’iter autorizzatorio mosse i primi passi con un’istanza di concessione presentata nell’autunno del 2022, cui fece seguito diversi anni dopo (a giugno 2025, in occasione del primo Comitato di gestione presieduto da Matteo Paroli) il rilascio della concessione soggetto alla condizione che il Mase approvasse il progetto di realizzazione del deposito di Gnl con riserva di eventuale rivalutazione nel caso in cui il progetto fosse stato approvato con prescrizioni tali da impattare sui profili di competenza. Pochi mesi più tardi (settembre 2025), il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica aveva poi decretato che il progetto di “costruzione ed esercizio di un nuovo impianto di deposito di Gnl e Bio Gnl della capacità di mc 19.800 nel Comune di Bergeggi, in area portuale di Vado Ligure, non è da assoggettare alla procedura di Via” (Valutazione di impatto ambientale).
Recentemente il Governo, con un emendamento al Decreto infrastrutture firmato dal leghista ligure Francesco Bruzzone, ha cercato di porre rimedio al rischio di perdere i fondi Pnrr ‘girando’ sul progetto di Vado Ligure 35 milioni di euro originariamente destinati a un deposito di Gnl a Brindisi ma qualcosa ora sembra essere andato diversamente dai piani. Nei giorni scorsi l’apposito emendamento è stato ritirato, anche se l’autore materiale dice di esserne all’oscuro: “Bisogna chiedere al Ministero (dei Trasporti, ndr), malgrado sia il primo firmatario: questo tipo di emendamenti, tanto nella proposizione che nel ritiro, viaggia pressoché in automatico” ha infatti spiegato Bruzzone.
A.M.
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