A Hormuz una nave portacontainer attaccata dagli Usa
L’esercito non ha chiarito se ci siano state vittime o feriti fra i marittimi della Vela Nova, accusata di voler forzare il blocco Usa sullo Stretto

Dopo l’attacco delle milizie Houthi a un mercantile egiziano a Bab el-Mandeb, ieri un’altra nave da carico è stata colpita, questa volta nel Golfo dell’Oman.
A rivendicare l’assalto in questo caso è stato l’esercito degli Stati Uniti, spiegando di aver aperto il fuoco contro la portacontainer Vela Nova battente bandiera panamense perché tentava di forzare il blocco dei porti iraniani nel Golfo dell’Oman. “Un elicottero MH-60 della Marina statunitense ha lanciato due missili Hellfire contro la sala macchine della Vela Nova dopo che l’equipaggio civile della nave aveva ignorato i ripetuti avvertimenti delle forze americane. La nave non è più in transito verso l’Iran in violazione del blocco statunitense, che rimane pienamente in vigore. Al 11 agosto, il Centcom (il comando centrale dell’esercito Usa, ndr) ha deviato 55 navi commerciali che tentavano di forzare il blocco, ha disabilitato 3 navi non conformi e ne ha abbordate 2”.
L’attacco s’è verificato in un periodo di relativa calma nella guerra tra Stati Uniti e Israele con l’Iran, con gli attacchi perlopiù sospesi dopo l’escalation di 13 giorni di luglio. Ciò è avvenuto dopo che il cessate il fuoco, previsto nell’ambito di un memorandum d’intesa (MoU) firmato da Stati Uniti e Iran a giugno, sembrava essere fallito.
Gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale dei porti iraniani in seguito alla recente ripresa dei combattimenti, con l’Iran che ha nuovamente riaffermato il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz. I tentativi di tornare a un accordo hanno finora prodotto scarsi progressi, con Trump che lunedì sembra aver alzato la posta in gioco chiedendo all’Iran risarcimenti per “50 anni” di danni. Teheran ha precedentemente chiesto che i finanziamenti per la ricostruzione facciano parte di qualsiasi accordo, e il memorandum d’intesa di giugno conteneva un piano preliminare per un fondo di 300 miliardi di dollari.
Il conflitto si è ulteriormente complicato nell’ultima ondata di combattimenti a causa degli attacchi perpetrati dagli Houthi, con base nello Yemen, contro le navi nello stretto di Bab al-Mandeb, un’altra rotta commerciale fondamentale nella regione.
L’Iran, da parte sua, ha concentrato i suoi sforzi diplomatici principalmente sui colloqui diretti con l’Oman per definire nuove rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz, una via navigabile fondamentale attraverso la quale transitava il 20% del commercio marittimo mondiale di combustibili fossili prima della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio.
Martedì, l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim ha citato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, il quale ha affermato che lo Stretto di Hormuz “non verrà aperto finché gli Stati Uniti non cambieranno il loro comportamento e non accetteranno le condizioni dell’Iran”.
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