Nuovo stop al dragaggio del Molo Polisettoriale di Taranto
L’Adsp sospende l’iter autorizzativo avviato al Mase mentre il terminalista Yilport scrive: “Devono arrivare le infrastrutture promesse”

L’iter autorizzativo per arrivare al dragaggio del Molo Polisettoriale, chimera ultradecennale del porto di Taranto, è stato bloccato.
L’Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio non ha reso pubblica, almeno per ora, la motivazione della richiesta al Ministero dell’ambiente di sospendere la procedura avviata a inizio anno. La scelta arriva però dopo che, a luglio, la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Mase aveva chiesto all’Authority una serie articolata di integrazioni e chiarimenti sul progetto. Tra gli aspetti da approfondire la funzionalizzazione per fasi della cassa di colmata, la capacità di conterminazione idraulica, le criticità del marginamento a mare, quantità e caratteristiche dei sedimenti da dragare, trattamento delle acque di esubero, monitoraggio ambientale, risospensione dei sedimenti, salute pubblica ed effetti cumulativi con altri interventi nell’area.
A fine aprile l’Authority aveva indicato in luglio il termine atteso per l’acquisizione dei titoli necessari, spiegando che la nuova strategia avrebbe previsto una rifunzionalizzazione per fasi della vasca (la cui erronea realizzazione ha originato l’impossibilità del suo utilizzo) e un altrettanto progressivo sviluppo dei dragaggi, anche alla luce della destinazione di parte del Molo Polisettoriale alle attività legate all’eolico offshore.
Nel frattempo, però, il quadro tecnico si è fatto più complesso. Il problema originario della cassa di colmata è infatti quello che aveva già fatto naufragare il precedente progetto: il marginamento a mare presenta un eccessivo disallineamento di pali e palancole, con conseguenze sulla capacità di contenimento dei sedimenti. Dopo la risoluzione del contratto con Astaldi, una progettazione di completamento affidata a un raggruppamento guidato da Fincosit aveva previsto interventi straordinari di adeguamento e rifacimento. La proposta, secondo quanto riferito dalla stessa Adsp, era stata ritenuta non approvabile perché tecnicamente ed economicamente eccedente le disponibilità.
Il tema economico è tutt’altro che secondario. Per la soluzione Fincosit erano circolate cifre nell’ordine di 220 milioni di euro per i lavori, fino a circa 270 milioni considerando gli oneri di appalto, contro gli 80 milioni originariamente previsti per l’intervento. L’Adsp aveva quindi imboccato una strada diversa, basata sull’utilizzo progressivo della struttura esistente e su un’analisi del rischio.
Arpa Puglia, nel proprio contributo all’iter avviato al Mase, aveva però evidenziato la necessità di ulteriori elementi sulla qualità dei sedimenti, sulle modalità di dragaggio, sul monitoraggio e sul rispetto di alcune prescrizioni della precedente Via, rilevando che allo stato della documentazione non era possibile formulare una valutazione definitiva.
Ancora più radicali le osservazioni dell’ingegner Alfredo Principio Mortellaro, collaudatore della cassa, per cui le difformità riscontrate nella realizzazione del marginamento non sono state definitivamente superate. In particolare, l’utilizzo della struttura sarebbe impossibile senza avere prima dimostrato la piena funzionalità e conformità dell’opera, senza dimenticare i dubbi sulla tenuta idraulica della cassa e sulla natura degli interventi previsti.
Da qui le richieste di integrazione arrivate a luglio all’Adsp dal Mase e, a quanto ad oggi risulta, mai riscontrate.
La sospensione arriva dunque in una fase nella quale sia il quadro tecnico sia quello finanziario devono essere ancora definiti. Ufficialmente non è possibile stabilire se la richiesta dell’Adsp sia legata alla necessità di rispondere alle integrazioni del Mase, alle nuove verifiche sulla struttura esistente, a una revisione progettuale oppure a una combinazione di questi fattori. Secondo quanto si apprende informalmente, tuttavia, proprio le criticità tecniche emerse e il costo dell’intervento sarebbero tra gli elementi alla base della decisione di sospendere l’iter.
Proprio ieri, mentre si diffondeva la notizia della sospensione, Yilport concessionario del Polisettoriale, ha diffuso una nota per ribadire il proprio “impegno di lungo periodo” a Taranto, ma torna a chiedere la realizzazione delle infrastrutture pubbliche previste dal progetto concessorio. Il terminalista sottolinea in particolare che i dragaggi necessari a raggiungere -16,5 metri rappresentano, “un presupposto indispensabile” per lo sviluppo del transhipment e lamenta un ritardo di circa sei anni rispetto al cronoprogramma originario, cui potrebbe ora aggiungersi un ulteriore slittamento. “Yilport è pronta – ha concluso il terminalista – ora devono arrivare le infrastrutture promesse”.
A.M.
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