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La nave Bahri Yanbu è approdata nel porto di Genova

Poco dopo le ore 11 di oggi, lunedì 17 febbraio, la nave multipurpose Bahri Yanbu della compagnia di navigazione saudita Bahri è ormeggiata alla banchina del Genoa Metal Terminal nel porto di Genova. In Italia la nave non imbarcherà né sbarcherà armamenti, come sarebbe invece dovuto avvenire circa un anno fa quando alcuni generatori erano […]

di Nicola Capuzzo
17 Febbraio 2020
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Poco dopo le ore 11 di oggi, lunedì 17 febbraio, la nave multipurpose Bahri Yanbu della compagnia di navigazione saudita Bahri è ormeggiata alla banchina del Genoa Metal Terminal nel porto di Genova. In Italia la nave non imbarcherà né sbarcherà armamenti, come sarebbe invece dovuto avvenire circa un anno fa quando alcuni generatori erano rimasti a terra per le proteste di portuali e pacifisti, ma anche questa volta il Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori del Porto) ha voluto esprimere il proprio dissenso per il transito in porto di navi che trasportano in stiva armamenti militari.

Il proposito di impedire alla nave di scalare il porto di Genova non è stato raggiunto (cosa avvenuta nelle scorse settimane invece ad Anversa, in Belgio) ma il Calp ha comunque dato vita a una manifestazione di protesta all’ingresso del varco di Ponte Etiopia. Ad aderire sono stati i partiti della sinistra radicale, Amnesty International, Emergency e i sindacati Usb e Si Cobas. Il varco portuale per un periodo limitato di tempo è rimasto praticamente non accessibile.

Nei giorni scorsi Amnesty International ha scritto: “La nave saudita Bahri Yanbu deve essere fermata! Il cargo transiterà attraverso il porto civile di Genova dove dovrebbe rifornirsi di materiale civile, già carica di attrezzature militari dirette in Arabia Saudita. Azioni legali, manifestazioni e mobilitazioni per contrastare il ritorno della Bahri Yanbu sono in corso in diversi porti europei. Dal 27 gennaio 2019 questa nave da trasporto di proprietà saudita ha già spedito armi per decine di milioni di dollari per alimentare il conflitto in Yemen. Essendo tornata da un viaggio transatlantico durante il quale ha effettuato una sosta negli Stati Uniti e in Canada a dicembre, la nave avrebbe dovuto attraccare in cinque porti europei dal 2 febbraio 2020, prima di continuare il suo viaggio in Arabia Saudita: Bremerhaven (Germania), Anversa (Belgio), Tilbury Docks (Regno Unito), Cherbourg (Francia) e Genova (Italia). Alla fine non c’è stata la sosta in Belgio: le autorità belghe hanno esercitato pressioni sulla nave per non farla attraccare e non farla transitare nelle loro acque”.

Amnesty conclude ricordando che “durante un viaggio simile effettuato a maggio 2019, le proteste e le azioni legali hanno impedito il caricamento di alcune delle armi destinate al conflitto in Yemen sulla Bahri Yanbu. Nonostante le proteste e i tentativi di bloccare tutte le operazioni di carico, parte della fornitura, del valore di decine di milioni di dollari, è arrivata a destinazione. Numerosi stati hanno fallito nel loro obbligo internazionale di interrompere i trasferimenti di armi utilizzate per commettere crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani. Con questo nuovo viaggio della Bahri Yanbu, i governi europei sono chiamati nuovamente ad adempiere ai loro obblighi e a fermare ogni nuovo carico di armi”.

Riccardo Rudino, rappresentante del Calp, all’emittente locale genovese Primocanale ha così risposta alla domanda su quali saranno le prossime mosse per ostacolare l’approdo a Genova delle navi della compagnia Bahri: “Oggi il presidio e poi vedremo. Qualcosa ci inventeremo. Non ci manca la fantasia”.

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