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Moby e obbligazionisti faticano a trovare un accordo sul debito

Fa poche ora il mese di febbraio sarà terminato e il Gruppo Moby are sia in difficoltà a trovare un accordo di ristrutturazione del debito con i creditori, vale a dire con le banche e con gli obbligazionisti. Lo rende noto lo stessa compagnia di navigazione controllata dalla famiglia Onorato spiegando in una comunicazione che […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
29 Febbraio 2020
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Fa poche ora il mese di febbraio sarà terminato e il Gruppo Moby are sia in difficoltà a trovare un accordo di ristrutturazione del debito con i creditori, vale a dire con le banche e con gli obbligazionisti.

Lo rende noto lo stessa compagnia di navigazione controllata dalla famiglia Onorato spiegando in una comunicazione che “le notizie in merito al mancato accordo tra Moby e gli obbligazionisti del cosiddetto ‘ad hoc group’ a causa della indisponibilità della famiglia Onorato a fare ‘un passo indietro sulla gestione del Gruppo’ non sono corrette”.

Moby e i suoi azionisti sostengono di avere “purtroppo ricevuto una proposta che non è compatibile con le leggi applicabili, con i contratti vigenti ed è eccessivamente penalizzante per i creditori non appartenenti all’ad hoc group. La volontà del gruppo Onorato è invece quella di soddisfare tutto il ceto creditorio, e non singole posizioni, attraverso soluzioni legali tutelanti degli interessi di tutti gli stakeholder coinvolti come sempre è stato in 140 anni di storia imprenditoriale del gruppo”.

Moby ha inviato un invito a tutti i membri dell’Ad Hoc Group di obbligazionisti “a un tavolo di confronto tra i rispettivi consulenti, ribadendo la piena disponibilità a cercare delle soluzioni tutelanti dei creditori e volte alla creazione di valore, confidando nella buona fede da parte degli interlocutori fondamentale per la salvaguardia dell’unica infrastruttura sul mare del nostro paese e delle 5.800 famiglie che ne fanno parte. Proprio in quest’ottica – prosegue la comunicazione di Moby – la famiglia Onorato, da sempre attenta alle esigenze dei creditori nonché alla realizzazione del piano industriale, ha più volte ribadito anche formalmente la piena disponibilità e il fermo volere di condividere un processo di maggiore istituzionalizzazione della governance (con l’attribuzione ai creditori di diritti di supervisione e veto finalizzati alla esecuzione del business plan e la creazioni di comitati con diritti su parti correlate, nomine e remunerazioni) della compagnia con l’obbiettivo di creare valore aggiunto per tutti gli stakeholder coinvolti e di creare i presupposti per proiettarla verso le sfide e la crescita futura”.

Moby e i suoi azionisti ribadiscono la volontà di perseguire un percorso di risanamento e rilancio del gruppo nell’interesse dei creditori, degli oltre 10.000 dipendenti fra diretti e indiretti, dei fornitori e dei clienti. “Si ritiene che gli elementi per tale rilancio ci siano tutti” dice la società di Onorato, ricordando che, “sulla base dell’ultima trimestrale al 30 settembre 2019 il gruppo ha registrato un Ebitda di 118 milioni di Euro, il debito finanziario netto ammonta a complessivi 591 milioni di euro di cui 300 nei confronti dei bondholders e 160 nei confronti delle banche”.

Il valore della flotta, sulla base dell’ultima perizia di Unitramp, eccederebbe il miliardo di euro. “Se tali valori saranno, come riteniamo, confermati dall’attestatore in corso di nomina, si ritiene che il piano di ristrutturazione possa essere basato sulla sola richiesta ai creditori di una dilazione degli impegni di pagamento” prosegue affermando la compagnia di traghetti. “In ogni caso la valenza delle aziende del gruppo e la loro capacità di continuare a servire i propri clienti e soddisfare i propri creditori non è in discussione”.

Nel frattempo le banche creditrici hanno manifestato la disponibilità a concedere uno standstill per permettere la conclusione dei negoziati. “La società, il management e gli azionisti auspicano che anche da parte dei bondholders sia confermata analoga disponibilità” conclude la nota di Moby. A mezzanotte, in teoria, scade il termine concesso dai bond holder per trovare un accordo di ristrutturazione con la balena blu.

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