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Dragaggi a Taranto: smantellata organizzazione ecocriminale dedita allo smaltimento di rifiuti pericolosi

Le attività investigative condotte per mesi sui lavori di rettifica, allargamento e adeguamento strutturale della banchina di levante del molo San Cataldo e di quelli di consolidamento della calata del porto

di Redazione SHIPPING ITALY
25 Maggio 2023
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La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha fatto sapere che “il proprio personale, a seguito di una complessa attività di indagine condotta sotto il coordinamento investigativo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha posto in esecuzione apposito decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta del P.M. Milto Stefano De Nozza, attraverso cui si ritiene di avere smantellato un’articolata catena ecocriminale dedita all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi operante nell’intera provincia di Taranto”.

Le attività investigative, condotte per mesi da parte della Guardia Costiera di Taranto legate ai lavori di rettifica, allargamento e adeguamento strutturale della banchina di levante del molo San Cataldo e di quelli di consolidamento della calata del porto di Taranto, “hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un’articolata organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti, composta da tre società, che con più operazioni continuative e attraverso l’allestimento di più mezzi ad essa strumentali, avrebbero posto in essere una strutturata e abusiva gestione nelle tre fasi di produzione, trasporto e smaltimento, di ingenti quantità di rifiuti pari a 16.264, 75 tonnellate di terre e rocce da scavo (C.E.R. 17.05.04) molti dei quali privi delle analisi di caratterizzazione e parti dei quali costituiti da fanghi di dragaggio (CER 17.05.06) illecitamente qualificati terre e rocce da scavo – nonchè materiali misti di demolizione (CER 17-09.04) – interamente conferiti presso un impianto esclusivamente a suo tempo autorizzato al recupero in procedura semplificata, e ivi smaltiti mediante tombamento così trasformando detto sito di stoccaggio per il recupero in un sito di smaltimento e, quindi, in una verosimile discarica abusiva di oltre 40.000 metri quadrati circa di estensione e ciò al fine di conseguire un ingiusto profitto”.

Tre le società coinvolte, otto, invece, i soggetti indagati a vario titolo di quanto contestato, “nei cui confronti, in aggiunta alla sospensione dei relativi titoli abilitativi all’esercizio delle attività le autorità hanno proceduto al sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria del profitto di reato ex artt. 19, 25 undicies e 53 del d.lvo 231/2001, in relazione al reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 452 quaterdecies, dei saldi attivi di conti correnti bancari e/o postali, ovvero in forma di sequestro per equivalente di un ammontare complessivo di oltre 1.200.000 euro”.

Nel corso della medesima operazione si è anche proceduto, “oltre al sequestro di cinque motrici e relativi rimorchi”, anche “di una cava dismessa destinata a discarica abusiva che si estende per una superficie complessiva di circa quattro ettari di terreno avente capacità contenitiva accertata di oltre 300.000 metri cubi, in cui risultano illecitamente tombati in un lungo arco temporale migliaia di tonnellate di rifiuti indiscriminati”.

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