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Lo shipping milanese critica le misure previste dal DL Rilancio

Alsea, l’associazione milanese delle imprese di spedizioni e autotrasporto merci, utilizza il termine “sconcertante” per giudicare le misure rivolte al settore della logistica contenute nel Decreto legge Rilancio (almeno stando alle ultime bozze che circolano). L’associazione presieduta da Betty Schiavoni sotto linea innanzitutto che “con il Decreto in discussione in questi giorni le risorse stanziate […]

di Nicola Capuzzo
11 Maggio 2020
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Alsea, l’associazione milanese delle imprese di spedizioni e autotrasporto merci, utilizza il termine “sconcertante” per giudicare le misure rivolte al settore della logistica contenute nel Decreto legge Rilancio (almeno stando alle ultime bozze che circolano).

L’associazione presieduta da Betty Schiavoni sotto linea innanzitutto che “con il Decreto in discussione in questi giorni le risorse stanziate per la crisi da Coronovarirus da questo Governo, a debito e che quindi dovremo ripagare dolorosamente nei prossimi anni, ammontano a circa 100 miliardi di euro”. Una cifra impressionante che secondo le imprese lombarde di spedizioni dovrebbe essere investita e destinata per una parte considerevole alla crescita e allo sviluppo del Paese.

“L’unico modo per farlo è quello di investire soprattutto nelle imprese, aiutandole a recuperare almeno in parte quanto stanno perdendo con questa crisi” afferma Betty Schiavoni. “Invece stiamo assistendo a qualcosa di sconcertante: il decreto Rilancio, ad oggi, si compone di oltre 250 articoli per quasi 450 pagine (una mostruosità; poi si parla di meno burocrazia…), destina gran parte delle risorse, come già fatto per il Cura Italia, a misure assistenzialistiche e a pioggia, lasciando solo le briciole al tessuto imprenditoriale.

Al di là degli aiuti a pioggia ai soliti noti (Alitalia a cui vanno ben 3 miliardi di euro, oltre il 5% del totale, RFI, concessionari pubblici, ecc.) per le imprese sono state stanziate poche risorse, in maggioranza alle imprese con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro”.

La critica dell’associazione lombarda prosegue dicendo: “Siamo felici per queste imprese che, seppure poco, hanno un aiuto dallo Stato ma non capiamo perché a chi fattura oltre 5 milioni di euro non vada nulla. Ci dicano chiaramente che in Italia è una colpa fatturare, crescere e dare lavoro perché da come leggiamo i provvedimenti chi fattura oltre tale soglia è tagliato fuori”.

Alsea lo definisce un fatto gravissimo: “Tutte le imprese avrebbero avuto bisogno di un sostegno e di misure semplici e immediate: anche per il morale. Invece ci troviamo di fronte a un provvedimento di 500 pagine, che a leggerlo tutto finisce l’emergenza, e che non stanzia risorse per la crescita del Paese. Questo provvedimento discende da una visione errata del Paese. L’Italia e il suo sviluppo si fondano sulle imprese private che hanno sorretto in questi ultimi dieci anni la nostra economia, che investono e rischiano capitali. Oggi però rischiano di fallire”.

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