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Ecco in quali paesi andrà pagata l’Ets: l’Italia potrà contare su 132 contribuenti

La lista delle shipping company stilata da Bruxelles contiene alcune incongruenze secondo Mattia Ferracchiato (Brs)

di Redazione SHIPPING ITALY
31 Gennaio 2024
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All’ultimo giorno utile secondo quanto previsto dalla direttiva Ets, la Commissione Europea ha provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea dell’atto esecutivo che indica a quale autorità di riferimento dovrà far capo ogni compagnia di navigazione quanto alla normativa Ets. A chi, cioè, andranno riconsegnate le quote d’emissione corrispondenti alle emissioni rilasciate durante un anno solare dopo aver fatto scalo in porti europei.

Per ogni paese del See (Sistema economico europeo) vengono elencate le shipping company che ad esso faranno riferimento. Nella lista rientrano le società in esso registrate e, quanto alle extracomunitarie, quelle che nel paese hanno effettuato negli ultimi quattro anni il maggior numero di toccate (l’aggiornamento è previsto su base biennale).

Alcune incongruenze sono però immediatamente saltate all’occhio di un esperto come Mattia Ferracchiato, head of carbon markets per Brs (Barry Rogliano Salles), che ha ad esempio notato come il fatto che “l’ISM company o Technical Manager è elencato invece dell’atteso Registered Owner” rimescolando quanto sembrava chiaro negli ultimi mesi del 2023. Secondo Ferracchiato, poi, i numeri non tornano, perché alcune aziende non sono presenti o sono duplicate sotto due diversi paesi EU.

Ad ogni modo il podio dei paesi maggiormente ‘responsabili’ di compagnie di navigazione – classifica che potrebbe pesare poi sulla ridistribuzione dei proventi ricavati dalla vendita delle aste EUA– è composto da Grecia (707), Spagna (450) e Germania (283). La distribuzione sembra essere stata fatta usando un algoritmo sviluppato dalla European Maritime Safety Agency che però secondo Ferracchiato potrebbe aver interpretato i diversi scali di molte navi in Algeciras (Spain) per il bunker, come porto commerciale di scalo (port of call sotto la definizione dell’EU MRV). Altrimenti non riesce a spiegarsi questo incremento enorme di aziende non europee che dovranno aprire un conto di deposito (MOHA) a Madrid. L’Italia ne ha 132. Non tutti i paesi avranno aziende shipping sotto la loro vigilanza, saranno infatti 23 Paesi su 30 quelli che riceveranno quote di emissioni EUA (Emission Unit Allowances) dagli armatori a settembre 2025.

“Sono passati quasi 11 anni da quando ho iniziato a interagire con il mondo ETS (prima attraverso la ricerca e poi la consulenza e il trading). Posso dire che prima ero riluttante, ma non ho mai visto la Commissione Europea pubblicare tutti i delegation acts in tempo” è la prima considerazione personale di Ferracchiato. “Un’altra osservazione personale: se dipendesse da me, l’ETS sarebbe iniziato nel 2025. Trovo ancora inaccettabile che anche solo per un mese, le aziende si trovino a dover aprire conti quando il sistema è già partito il 1° gennaio. Senza poi contare che in realtà l’apertura di un conto richiede tempo e la dimostrazione di avere un conto in banca in un paese dello spazio economico europeo, qualcosa che non tutte le aziende marittime extracomunitarie hanno. I ritardi potrebbero prolugarsi per mesi a discapito di armatori e noleggiatori. La mancanza di sforzi di lobby e la mancanza di conoscenze pratiche in materia di carbon trading da parte di molte parti coinvolte nel settore marittimo a Bruxelles hanno probabilmente portato a questo”. Secondo Ferracchiato c’è pero una nota positiva, il registro ETS ISPRA italiano ha digitalizzato molto il suo processo di apertura da inizio dicembre 2023 riducendo l’iter burocratico e la quantità di documenti che ora non vengono più richiesti.

A.M.

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Paese Numero
GRECIA 707
SPAGNA 450
GERMANIA 283
PAESI BASSI 170
ITALIA 141
ROMANIA 77
FRANCIA 62
NORVEGIA 62
CIPRO 59
BELGIO 44
BULGARIA 37
DANIMARCA 25
SVEZIA 23
FINLANDIA 19
PORTOGALLO 19
POLONIA 18
MALTA 12
ESTONIA 11
LETTONIA 8
SLOVENIA 6
IRLANDA 5
LITUANIA 4
ISLANDA 3

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