Srm: “Crolla il treno, cresce il porto di Ravenna nell’import-export di container italiano”
Secondo la survey sui corridoi logistici gli spedizionieri si confermano fornitore logistico privilegiato (92%) e la resa Ex-Works sale ancora nelle scelte di chi spedisce dall’Italia
Dal mondo produttivo non arrivano buone notizie per la logistica merci in container attraverso i porti del Nord Italia: nell’ultimo anno il baricentro dell’import-export sembra essersi spostato verso l’Adriatico (in particolare a Ravenna), aumenta la quota di trasporto tutto strada (meno del 5% sceglie l’interodale ferroviario) e arriva fino al 20% il market share dei carichi che tansitano dal Nord Europa. Questo, almeno, è ciò che emerge dall’ultima survey intitolata “Corridoi ed efficienza logistica dei territori” realizzata per Contship Italia dal centro studi Srm collegato a Intesa Sanpaolo; un’indagine che ha coinvolto 400 aziende manifatturiere basate in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che esportano e/o importano via mare in container.
Le risultanze dell’indagine dicono che il trasporto ferroviario si conferma una modalità ancora poco utilizzata: nel periodo 2019-2025 in media l’11% del campione intervistato ha dichiarato di utilizzare il trasporto intermodale strada-ferrovia per collegare porto e azienda (nell’ultimo anno questo dato scende però sotto il 5%), mentre la restante parte delle imprese si affida esclusivamente al trasporto su gomma. Tra le motivazioni principali che spingono le imprese verso il trasporto stradale emergono: risparmio sui costi (43%, in calo rispetto al 59% del 2024), abitudine all’uso della strada (35%, contro il 17% del 2024), affidabilità e sicurezza percepite (31%, contro il 20%). Guardando al futuro il 21% delle aziende affrma di stare valutando o prevedere di aumentare l’utilizzo dell’intermodalità nei prossimi due anni.
A proposito di geopolitica e supply chain, alla luce degli eventi internazionali recenti (pandemia, conflitti e protezionismo commerciale) il 43% delle imprese dichiara di aver subito impatti sulla propria logistica. Per quanto riguarda i dazi statunitensi, il 52% delle aziende che esportano negli Stati Uniti ha registrato un calo delle esportazioni verso il Paese. Per reagire a questa situazione le imprese hanno adottato tre strategie principali: rafforzamento o rinegoziazione dei rapporti con i clienti statunitensi (39%), localizzazione della produzione negli Usa o in Paesi con accordi commerciali favorevoli (24%), miglioramento dell’efficienza produttiva per compensare l’aumento dei costi dovuto ai dazi (23%).
Guardando ai corridoi logistici più utilizzati in export, nel periodo 2019-2025, l’11% delle imprese intervistate ha utilizzato un mix di modalità di trasporto per collegare l’azienda al porto di esportazione (dato in calo rispetto alla media 2019-2024). Tra i porti utilizzati dalle imprese emergono: Genova (58% delle imprese; media 2019-2025 al 68%), Ravenna (47%; media 23%), Venezia (6%; media 21%), La Spezia (5%; media 16%).
Per quanto riguarda le destinazioni dell’export via mare: Europa 46% (in particolare Regno Unito 24%), Nord America 37% (Stati Uniti 34%), Far East 15% (Cina 12%), Middle East 9% (Turchia 6%), Africa 8% (Egitto 4%) e America Latina 5%.
Per quel che riguarda invece i corridoi logistici più utilizzati in import, la maggioranza delle imprese indica l’Asia come principale area di approvvigionamento, in particolare il Far East (62%). Nel dettaglio: Cina 58%, India 12%, Canada 9%, Stati Uniti 4%.
Tra i porti di ingresso utilizzati dalle imprese emergono Ravenna (79%; media 2019-2025 al 35%), Genova (39%; media 62%), Venezia (10%; media 18%) e La Spezia (circa 5% nel 2025; media 2019-2025 di 11%). Nel periodo 2019-2025, il 15% delle imprese ha utilizzato un mix strada-ferro per il trasporto dal porto all’azienda.
Questi dati sul traffico container in import/export crescente in Adriatico e calante negli scali del Tirreno sembra essere contraddittorio rispetto al trend registrato nel 2025 sul mercato dalla ‘chiusura’ del Mar Rosso (per gli attacchi degli Houthi) e consguente scelta dei vettori di evitare il transito via Suez preferendo circumnavigare l’Africa e sostando il baricentro dei traffici marittimi in mediterraneo verso hub di transhipment e porti gateway posizionati a ovest (georgraficamente più prossimi a Gibilterra).
Un’attenzione particolare merita il focus della survey dedicato al corridoio logistico verso il Nord Europa: il 30% delle imprese manifatturiere intervistate utilizza porti del Northern Range per l’export, mentre la quota che li utilizza per l’import è sensibilmente inferiore. Per l’88% delle imprese la merce movimentata attraverso questi scali rappresenta una quota compresa tra lo 0% e il 20% del totale. Per quanto riguarda il collegamento con il porto, il trasporto stradale è di gran lunga il più utilizzato, scelto dal 98% delle aziende.
A proposito di scelte di gestione della logistica merci da parte delle imprese importatrici o esportatrici lo spedizioniere si conferma il principale partner: il 92% delle aziende intervistate lo indica come fornitore privilegiato (95% nella survey 2024). Molte imprese (55%) preferiscono affidarsi a un unico operatore logistico, mentre il 41% opta per una diversificazione geografica dei fornitori in base ai mercati di approvvigionamento o di destinazione. Tra i criteri di selezione dei fornitori emergono soprattutto: rapporto qualità/prezzo (71%), flessibilità e personalizzazione del servizio (44%). Per quanto riguarda gli Incoterms, l’Ex-Works resta la modalità prevalente per le imprese esportatrici (61%; media 2019-2025 del 58%).
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