Diga di Genova al 21° cassone, rallentano i dragaggi
Arrivato a regime il ritmo di produzione e posa. La Regione Liguria intanto si copre per eventuali imprevisti su Fase B
Una nota di Pergenova Breakwater, consorzio appaltatore della Fase A della nuova diga foranea del porto di Genova, ha reso nota la posa del ventunesimo cassone.
“Questo cassone appartiene alla tipologia di grandi dimensioni – 67 metri di lunghezza, 30 metri di larghezza e quasi 34 metri di altezza, più alto di un palazzo di dieci piani – e rientra tra gli elementi prefabbricati che costituiscono la struttura portante della nuova barriera, la cui installazione richiede operazioni ad alta complessità tecnica in ambiente marino” ha fatto sapere il consorzio guidato da Webuild.
Il ritmo di produzione e posa ha raggiunto i livelli previsti dal cronoprogramma (20 giorni) per questi cassoni, anche se in questo caso si è dovuto slittare di qualche giorno a causa di un’avaria verificatasi al rimorchiatore Gianemilio C che trainava il manufatto da Vado Ligure (tanto che il mezzo è stato rimpiazzato dal Paul).
“La realizzazione dei mega cassoni avviene nel cantiere dedicato di Vado Ligure, dove è impiegata la Tronds Barge 33, una chiatta semisommergibile lunga 110 metri e larga 45 metri. Si tratta di una piattaforma altamente specializzata che può immergersi fino a 20 metri sotto il livello del mare, permettendo di lavorare in condizioni più stabili e facilitando le operazioni di costruzione e messa in acqua dei cassoni, anche in un contesto complesso come quello marino” ha fatto sapere Pergenova, che intanto ha esteso il subappalto per la produzione dei cassoni (che avverrà comunque a Vado) all’accoppiata di società di Madeira Daniel Silva Santos e Madeiracjn (ai primi 3 milioni di euro s’è aggiunto ora un contratto da 5,1 milioni per 10 cassoni).
“In parallelo alla posa dei cassoni di base, proseguono le lavorazioni della sovrastruttura in mare, a conferma del coordinamento tra le diverse componenti dell’opera. Un elemento particolarmente innovativo del progetto riguarda la produzione del calcestruzzo per le coperture dei cassoni, che avviene direttamente in mare grazie a un doppio impianto installato su una chiatta galleggiante, operativa a circa 800 metri dalla costa. In pratica, una vera e propria fabbrica offshore: di giorno produce calcestruzzo direttamente sul posto, mentre nelle ore serali rientra in porto per il rifornimento delle materie prime” ha proseguito la nota.
A rilento invece i lavori di dragaggio, i cui materiali sono come noto destinati al riempimento dei cassoni. Nei giorni scorsi la Capitaneria di porto ha prorogato l’autorizzazione a quelli nell’avamporto, che, iniziati a marzo dell’anno scorso, da ultimo cronoprogramma avrebbe dovuto concludersi a luglio 2025. Ovviamente ancora in corso anche quelli, più corposi (oltre 470mila mc), previsti nel bacino di Sampierdarena, che invece che partire nell’estate scorsa hanno visto il via solo a gennaio di quest’anno (avrebbero dovuto terminare in questi giorni). In proposito il subcommissario all’opera Carlo De Simone ha spiegato che “i dragaggi stanno proseguendo con mezzi piccoli quindi ci mettono un po’ di più del previsto”.
Intanto, per quel che riguarda la Fase B, partita nelle scorse settimane, la Regione Liguria, stazione appaltante, ha emendato la propria legge del 2024 con cui stanziava 57 milioni di euro a copertura del quadro economico dell’opera, fatti salvi eventuali ribassi in sede di gara. Che ci sono stati, per circa 8,5 milioni di euro, che hanno ridotto di pari importo l’ammontare necessario per i lavori (da 439 a 431,5 milioni di euro) e il quadro economico (da 469,5 a 461 milioni di euro).
Ora però, malgrado non risultino al momento problemi di copertura, la Regione ha deciso che quel gap tornerà fra le “somme a disposizione” dell’appalto, a coprire, ha spiegato De Simone, “eventuali previsioni come imprevisti o caro materiali”.
A.M.
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