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Risolto l’intoppo, via libera al fondo per il prepensionamento dei portuali

L’emendamento, che contiene anche un puntello al sostegno pubblico degli articoli 17, è passato dopo la riscrittura auspicata dalla Ragioneria dello Stato

di Redazione SHIPPING ITALY
17 Febbraio 2022
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Lavoratori portuali

Non c’era contrarietà di merito da parte del Ministero dell’Economia e dalla Ragioneria Generale dello Stato: come ipotizzato ieri da SHIPPING ITALY, con una semplice riscrittura di un emendamento scritto evidentemente non in maniera appropriata dai parlamentari firmatari (di Pd, Lega e M5S), la norma poteva passare e in effetti è passata.

Stanotte le Commissioni I e V della Camera, impegnate nella votazione degli emendamenti al Milleproroghe, hanno dato via libera, previa riformulazione, a quello che stanzia 2 milioni di euro per coprire gli eventuali gap di fatturato delle compagnie portuali (articoli 17) nel primo semestre 2022 rispetto al 2019 e prevede l’istituzione di un “Fondo nazionale” finanziato con l’1% delle tasse di imbarco e sbarco raccolte dalle Autorità di Sistema Portuale, “per finanziare misure di incentivazione al pensionamento anticipato per i lavoratori dipendenti” di imprese portuali, terminalisti, stazioni marittime e Autorità di Sistema Portuale.

Per la prima parte, che non aveva copertura perché i residui delle risorse cui faceva riferimento sono stati ad altro destinati, è bastato trovare le risorse in un Fondo del Mims istituito dalla Finanziaria del 2010. Per la seconda è stato sufficiente precisare (peraltro con refuso evidente) che le risorse derivanti dall’accantonamento da parte dell’Adsp dell’1% delle tasse portuali “sono versate all’entrata del bilancio dello stato per essere riassegnate trasferite annualmente ad un fondo nazionale”.

“Le nostre pressioni a sostegno delle giuste cause per i lavoratori portuali hanno prodotto un primo importante risultato” ha commentato soddisfatto il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo, che ieri, di fronte all’impasse sull’emendamento, aveva ventilato la riproposizione dello sciopero sospeso a dicembre.

Secondo il sindacalista “è un primo importante passo in avanti a favore dei lavoratori portuali per la realizzazione ed il sostegno delle misure di incentivazione all’esodo al fine di favorire tutte quelle azioni utili a governare le dinamiche ed i processi dei servizi e delle operazioni portuali. Ora guardiamo avanti e puntiamo al riconoscimento di queste attività tra i lavori usuranti per rafforzare l’intero ciclo delle tutele previdenziali affinché gli organici dei porti possano avere un fisiologico ricambio generazionale”.

Soddisfazione è stata espressa anche da Claudio Tarlazzi, segretario generale di Uiltrasporti: “Finalmente tutti i lavoratori dei porti italiani, siano essi dipendenti delle imprese e terminal ex art. 16 e 18 della L.84/94 o delle Autorità di Sistema Portuale, avranno pari dignità ai lavoratori dell’art.17 per i quali era già prevista questa misura. Come Uiltrasporti abbiamo sempre sostenuto l’introduzione di un meccanismo che consentisse il ricambio generazionale nelle banchine in considerazione delle caratteristiche usuranti del lavoro portuale e in vista dei processi di automazione che interesseranno sempre più il settore. Ora è fondamentale dare avvio a questo strumento congiuntamente al ‘piano dell’organico porto’ per far fronte alle sfide che ci attendono. Vigileremo ora sull’iter di approvazione di questa norma fondamentale per l’intera portualità e continueremo a lavorare per dare attuazione a tutte quelle norme necessarie ai porti e rimaste inattuate ed incomplete”.

Incassato l’emendamento, anche Salvatore Pellecchia, segretario generale Fit-Cisl, si è proiettato subito in avanti: “Confidiamo che il Governo faccia al più presto il necessario passo in più. Nel registrare quindi questo progresso ricordiamo che nell’ambito della portualità esistono altre questioni aperte (come ad esempio la non più rinviabile revisione del decreto legislativo 272 del 1999 sulla sicurezza e salute dei lavoratori nell’espletamento di operazioni e servizi portuali) che, ci auguriamo, attraverso il confronto sindacale con le parti datoriali e il contributo del Mims, troveranno le giuste soluzioni”.

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