Bruxelles richiama l’Italia sull’obbligo di bandiera nazionale nel rimorchio portuale
Per la Commissione Europea l’imposizione del tricolore è ingiustificata dato che il regolamento Ue già consente di applicare leggi nazionali in materia sociale e di lavoro

La Commissione Europea ha avviato procedure di infrazione a carico di Italia, Francia e Spagna per il mancato rispetto degli obblighi previsti dal regolamento Ue sui servizi portuali, in particolare su quanto stabilito in materia di bandiera dei mezzi che effettuano i servizi di rimorchio od ormeggio.
Ai paragrafi 3 e 4 dell’articolo 4, il testo (ovvero il regolamento 2017/352/UE) stabilisce infatti che “lo Stato membro che reputi necessario […] imporre un requisito di bandiera alle navi prevalentemente utilizzate per operazioni di rimorchio od ormeggio in porti situati nel suo territorio” deve informare la Commissione della sua decisione prima della pubblicazione del bando di gara o comunque prima di imporre tale requisito.
Come rilevato dalla Commissione, Spagna, Francia e Italia hanno imposto il requisito della bandiera nazionale alle navi che effettuano rimorchio od ormeggio nei propri scali, per il timore che le leggi sociali del proprio paese non sarebbero applicabili in assenza di esso. Ultimo esempio in questo senso, la gara per la concessione del servizio di rimorchio portuale negli scali dello Stretto di Messina, che impone la bandiera italiana per i sette mezzi (cinque di prima e due di seconda linea) richiesti per espletare il servizio e il suo mantenimento per tutta la durata della concessione.
Una interpretazione, evidenzia la Commissione nelle lettere, non corretta “in quanto il regolamento sui servizi portuali conferisce già agli Stati membri il potere di applicare tali leggi nazionali in materia sociale e di lavoro indipendentemente dalla bandiera della nave soggetta a ispezione”. La facoltà di imporre un obbligo di bandiera, del resto, va inteso in relazione alla “bandiera di qualsiasi Stato membro dell’Ue anziché come la bandiera nazionale di un determinato Stato membro”.
Da qui la decisione della Commissione di procedere con l’invio di lettere di costituzione in mora a Spagna, Francia e Italia, che ora avranno 2 mesi di tempo per replicare ai rilievi.
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