Seicento spedizioni deviate dall’inizio del conflitto a metà luglio per Maire Tecnimont
Il gruppo italiano si è detto certo di poter recuperare dalla clientela gli extra costi sostenuti per via della crisi di Hormuz

Seicento spedizioni deviate verso porti alternativi dall’inizio del conflitto alla metà di luglio, per un totale di 1.500 container arrivati con successo ai cantieri di destinazione in Medio Oriente. Questo, ad oggi l’impatto in termini logistici vissuto da Maire Tecnimont per via della crisi di Hormuz.
Lo ha segnalato il top management del gruppo Epc italiano nella conference call che si è tenuta a margine della presentazione dei risultati relativi al primo semestre 2026, chiuso dall’azienda con ricavi in aumento del 6,9% su base annua, a 3,7 miliardi di euro, Ebitda in crescita del 14,7%, a 266,2 milioni di euro, ordini acquisiti nel periodo per 7,2 miliardi di euro, che portano il backlog di gruppo a 16,3 miliardi.
Risultati – ha sottolineato in particolare l’amministratore delegato Alessandro Bernini – che testimoniano la “resilienza del nostro modello di business”, nonché come “anche in questo contesto difficile, caratterizzato da rigorosi protocolli di sicurezza” l’esecuzione dei progetti sia proseguita “senza interruzioni significative”. Questo, ha aggiunto Bernini, è potuto avvenire anche grazie alla collaborazione con subappaltatori e clienti dell’area, i quali – come già avvenuto nei casi analoghi della pandemia da Covid19 e dell’uscita del mercato della Russia – stanno riconoscendo alla azienda i costi extra sostenuti per la riorganizzazione logistica.
“Non abbiamo alcun dubbio che tutti gli extra costi saranno rimborsati” ha commentato il manager, evidenziando “l’atteggiamento estremamente collaborativo” della clientela mediorientale. Sotto il profilo operativo, il vertice di Maire Tecnimont ha ricordato come “tutti i materiali trasportabili in container sono stati instradati con successo lungo percorsi alternativi via camion e via aerea, mentre gli impianti fuori sagoma hanno continuato a essere spediti via mare attraverso specifiche soluzioni logistiche locali”.
Questo approccio, ha proseguito, sarà mantenuto anche nel prossimo futuro: “I nostri progetti continuano ad avanzare nelle fasi di costruzione e avviamento grazie alla disponibilità dei principali impianti già presenti nei cantieri e alle numerose misure di mitigazione concordate con i clienti”. Grazie proprio al continuo confronto con la clientela, Maire Tecnimont ha inoltre individuato “ulteriori modalità operative che consentiranno di mantenere il normale avanzamento dei lavori anche nei prossimi mesi”.
Infine, a chi durante la conference call chiedeva indicazioni sulle prospettive per l’azienda nell’area, Bernini ha risposto che il Medio Oriente “è stato, è e continuerà a essere uno dei mercati più importanti della società per molti decenni”. Il vertice di Maire Tecnimont ha sottolineato di non vedere “alcun elemento che possa giustificare un disimpegno dalla regione”, considerato anche che “le grandi compagnie della regione non hanno modificato i propri programmi di investimento” e anzi in alcuni casi hanno “persino accelerato le decisioni relative ai principali progetti”.
Resta però l’obiettivo per l’azienda di espandersi in altre aree geografiche: “In questo senso, l’Argentina (dove Maire Tecnimont sta sviluppando il progetto Fértil Pampa, per la realizzazione di un impianto per la produzione di urea, ndr) rappresenta una tappa fondamentale del nostro percorso di diversificazione”.
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