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Coronavirus e approvvigionamento merci: la riscoperta dei fornitori locali

Contributo a cura di Kaila Haines* * Direttrice marketing di Nidec ASI   L’emergenza COVID-19 ha mostrato in tutta la loro fragilità molti punti deboli della logistica italiana e mondiale. In un mondo dove i confini non esistevano quasi più, dove merci e persone viaggiavano da una nazione all’altra in tutta facilità, la chiusura delle […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
23 Marzo 2020
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Sech terminal – gru – container

Contributo a cura di Kaila Haines*

* Direttrice marketing di Nidec ASI

 

L’emergenza COVID-19 ha mostrato in tutta la loro fragilità molti punti deboli della logistica italiana e mondiale. In un mondo dove i confini non esistevano quasi più, dove merci e persone viaggiavano da una nazione all’altra in tutta facilità, la chiusura delle frontiere e lo stop alla produzione hanno colpito duramente gli equilibri dell’industria mondiale. Basti pensare che, da un giorno all’altro, molti impianti hanno visto terminare componenti fondamentali per la loro produzione, che magari arrivavano dalla Cina o da altre zone particolarmente colpite da questa emergenza sanitaria, e sono stati costretti a cercare soluzioni alternative. Chi invece ha adottato politiche di approvvigionamento e una logistica illuminate, appoggiandosi a fornitori diversificati dislocati in paesi e continenti diversi e non solamente a chi era in grado di proporre il prezzo più basso, si è ritrovato con un grande vantaggio competitivo, con la produzione che andava avanti e con ordini in crescita. Risulta quindi evidente come una rete di fornitori anche locali, che mi piace chiamare “a km0”, rappresenti una grande opportunità e porti benefici tangibili in situazioni come quella che stiamo vivendo oggi.
Io sono certa che la parola chiave per il futuro della logistica e dell’industria sarà: flessibilità. Come Nidec ASI, per esempio, stiamo portando avanti un progetto per la realizzazione di uno stabilimento in India, ne abbiamo già negli Stati Uniti, in Francia, in Romania, oltre ovviamente ai nostri fiori all’occhiello che sono gli stabilimenti italiani. Avere questa flessibilità e potersi appoggiare a diversi siti produttivi, ognuno in grado di approvvigionarsi attraverso una filiera strutturata e variegata, diventa oggi fondamentale.
Questa situazione ci sta mettendo di fronte anche a un nuovo modo di vedere le cose, ma anche all’attivazione di processi decisionali più snelli in grado di reagire tempestivamente a cambiamenti importanti, eliminando ciò che è superfluo. La sfida per l’approvvigionamento di componenti e la gestione dei processi produttivi in questo periodo può quindi rivelarsi un interessante sprone per ripensare alcune tecnologie, soluzioni o processi, semplificandoli. È il momento di fare un’autoanalisi, di applicare sistemi di IoT che possano eliminare piccoli punti deboli e rafforzare tutta la supply chain, specialmente in situazioni di emergenza come quella attuale. Esaminare i processi di logistica interni ed esterni, comprendere i punti deboli e apportare miglioramenti, con l’obiettivo di renderli più robusti e flessibili e diventare più “lean” deve essere l’obiettivo primario di ogni azienda.
Questo, soprattutto se consideriamo la logistica non più semplicemente come ciò che deve “spostare”, ma come ciò che deve connettere produttore e buyer – ma non solo – e integrare servizi: il controllo da remoto della catena di produzione e delle spedizioni, i pagamenti, la fatturazione, le pratiche doganali, la consegna, diventando una filiera unica che dovrà essere governata simbioticamente in real time. In questo scenario evolutivo, gli attori favoriti – che siano player digitali, aziende di logistica e trasporti, aziende elettriche –
saranno quelli che sapranno investire per offrire i servizi connessi migliori e più affidabili, più adeguati alle diverse esigenze e in maniera più semplice e trasparente, e questi giorni ci stanno già mostrando la strada al cambiamento.
Questi miglioramenti interni porteranno necessariamente ad un’accelerazione della trasformazione digitale cambiando significativamente i rapporti tra aziende e tra aziende e consumatori, puntando a una sempre maggiore velocità della comunicazione, che efficienterà gli spostamenti di mezzi, merci e anche persone. Andando a influire positivamente su tutta la catena di approvvigionamento, sulla riduzione dei consumi di
energia e di conseguenza sull’inquinamento, che come abbiamo visto in questo momento di
“rallentamento” è sceso in modo significativo, con benefici sulla salute del pianeta e delle persone. Per cui prevedo un’accelerazione nell’introduzione di mezzi di trasporto elettrici con la loro relativa infrastruttura. Credo che questo virus cambierà davvero il mondo, regalandoci un nuovo sguardo su ciò che ci circonda.

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