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Assiterminal: ecco i 5 assi su cui ricostruire la portualità italiana

Assiterminal, l’associazione di categoria dei terminalisti portuali italiani, ha senza mezzi termini bocciato l’operato del Governo per la sopravvivenza e il rilancio delle imprese in tempo di Covid-19 (“ad oggi nessun provvedimento efficace nelle modalità e negli effetti” dicono a proposito del decreto Liquidità), ma ha anche schematizzato quelli che definisce i “5 assi su […]

di Nicola Capuzzo
6 Maggio 2020
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Vecon terminal container Venezia piazzale

Assiterminal, l’associazione di categoria dei terminalisti portuali italiani, ha senza mezzi termini bocciato l’operato del Governo per la sopravvivenza e il rilancio delle imprese in tempo di Covid-19 (“ad oggi nessun provvedimento efficace nelle modalità e negli effetti” dicono a proposito del decreto Liquidità), ma ha anche schematizzato quelli che definisce i “5 assi su cui ricostruire il sistema portualità”. Sono regole, lavoro, liquidità, semplificazione e valorizzazione.

A proposito del pilastro ‘regole’ Assoterminal ritiene “indispensabile un impianto normativo chiaro, semplice e uniforme (dunque il regolamento concessioni portuali e la piena attuazione alla riforma della normativa sui porti), ma anche promuovere zone franche non intercluse in tutti i porti e che il Ministero dei trasporti riacquisisca un ruolo di cabina di regia”. Oltre a ciò secondo i terminalisti serve che il “MIT promuova un nuovo modello di governance della portualità (anche per questo l’Autohrity dei Trasporti non ha senso di esistere in quanto surrettiziamente ha preso campo laddove non ne aveva)”.

Il secondo pilastro di questo programma è il ‘lavoro’. A questo proposito Assiterminal rileva che “nel contingente le misure di distanziamento sociale stanno (nel pieno rispetto della salute e sicurezza dei lavoratori) rendendo inefficienti i processi produttivi e organizzativi anche del nostro settore”. Oltre a ciò i terminalisti ritengono “necessario ottenere la piena esigibilità art.17, co.15 bis per tutti i lavoratori portuali” e aggiungono che “l’accesso agli ammortizzatori sociali è un palliativo: serve una riduzione del cuneo fiscale (costo del lavoro)”. L’associazione presieduta da Luca Becce ritiene infine sia sbagliato “ricondurre l’eventuale contrazione di infezione da Covid a infortunio sul lavoro con le conseguenze che ciò comporta in termini di responsabilità. Il nesso di causalità è difficilmente dimostrabile e non si riscontra in altri paesi tale indirizzo”.

C’è poi il capitolo ‘liquidità’. Qui Assiterminal guarda alla “riduzione dei canoni concessori sino all’azzeramento per i concessionari senza traffici (ricomprendendo tutte le fattispecie di concessioni)”, chiede di “ripristinare l’iperammortamento”, e di “implementare le misure per il recupero delle spese per sanificazione e Dpi”. Il commento finale, su questo punto, è: “Ad oggi non c’è stato nessun provvedimento efficace (nelle modalità e negli effetti): servono interventi ‘veri’ a fondo perduto” e anche la “soppressione addizionale Ires”.

Il quarto fattore utile per il rilancio dell’attività guarda alla semplificazione. “Digitalizzazione degli adempimenti amministrativi (uguali in tutti i porti) e Sportello unico doganale”.

L’ultimo asse portante della ricostruzione secondo Assiterminal si chiama ‘valorizzazione vs. prospettive’: L’associazione suggerisce di “ripartire dal Piano Strategico Nazionale della logistica e della portualità per canalizzare risorse in infrastrutture funzionali ai corridoi Ten-T: non dobbiamo diventare una commodity infrastrutturata ma ‘catturare’ valore con una nuova politica industriale”. Oltre a ciò Assiterminal suggerisce “l’istituzione di Zes di salvaguardia (vere ed efficaci, rivedendo l’attuale impianto normativo)”.

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