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Tassazione canoni portuali e Adsp: dall’Agenzia delle Entrate una risposta attesa dai terminalisti

Sia le port authority che i concessionari potranno continuare ad assoggettare i canoni di concessione demaniale alla sola imposta di registro senza correre il rischio di contestazioni sulla mancata applicazione dell’Iva

di Redazione SHIPPING ITALY
12 Novembre 2025
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Psa Genova Prà – nave portacontainer Cma Cgm

Importante chiarimento dall’Agenzia delle Entrate sulla tassazione dei canoni di concessione delle aree del demanio portuale, dovuti alle Autorità di Sistema Portuale in base alle previsioni della Legge 84/1994.

La tassazione delle attività delle Adsp è una questione che negli ultimi anni ha vissuto una profonda rivisitazione, concretizzatasi con l’adozione di una norma (il comma 9-quater dell’art. 6 Legge 84/1994, introdotto dal D.L. n. 68/2022) che, a decorrere dal 1 gennaio 2022, ha previsto che i canoni percepiti per le concessioni demaniali sono considerati “redditi diversi” ai fini delle imposte dirette e concorrono alla formazione del reddito complessivo con una deduzione forfettaria del 50% delle spese.

La modifica normativa era stata introdotta in seguito alla contestazione da parte della Commissione Europea, del regime di esenzione dall’Ires dei canoni di concessione demaniale sfociata nel dicembre 2023 nella sentenza del Tribunale dell’Unione Europea sul caso T-166/21 contro l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

Se da un lato la fiscalità diretta delle Autorità di sistema portuale ha subito questo radicale mutamento, nessuna modifica normativa è intervenuta sulla tassazione indiretta (relativa in particolare all’Iva e all’imposta di registro). È rimasto infatti invariato l’art. 1 co. 993 L. n. 296/2006 in base al quale gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle Adsp, in quanto enti pubblici non economici, restano soggetti alla sola imposta di registro e i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini Iva.

In assenza di chiarimenti, era lecito chiedersi se, tenuto conto del mutato quadro comunitario, tale disposizione fosse da considerarsi implicitamente abrogata. Sul tema, l’amministrazione finanziaria si è espressa rispondendo a un’istanza di interpello, ad oggi non pubblicata, presentata da Psa Italy, con l’assistenza del team Shipping & Ports di Deloitte guidato da Stefano Basso, Fabio Tullio Coaloa e Francesco Munari.

L’Agenzia delle Entrate, accogliendo la tesi di Psa, ha in particolare chiarito che la modifica normativa introdotta dal comma 9-quater riguarda esclusivamente il trattamento dei canoni ai fini delle imposte dirette e non altera il regime fiscale vigente ai fini delle imposte indirette.

Nella motivazione l’Agenzia ha richiamato, dandone piena conferma, la posizione a suo tempo espressa nella Circolare n. 41/E del 2008: posto che gli introiti derivanti dalle concessioni delle aree demaniali derivano da atti compiuti in veste di pubblica autorità, essi non costituiscono corrispettivi da assoggettare ad Iva, coerentemente con i principi di matrice comunitaria secondo cui non rilevano ai fini Iva gli atti che gli enti pubblici non economici pongono in essere in veste di pubblica autorità.

La posizione dell’Agenzia, secondo il commento degli esperti di Deloitte, è rilevante perché mette in sicurezza su tutto il territorio nazionale una transazione chiave per le Adsp: sia le Autorità che i concessionari potranno continuare infatti ad assoggettare i canoni di concessione demaniale alla sola imposta di registro senza correre il rischio di contestazioni sulla mancata applicazione dell’Iva.

Se da un lato il panorama appare quindi ben delineato, saranno da monitorare con attenzione le future evoluzioni che l’Unione Europea potrebbe nuovamente imporre sulla tassazione delle Adsp, atteso che già da più parti si è recentemente manifestata preoccupazione per un rinnovato interesse della Commissione a valutare la compatibilità del quadro normativo italiano con i principi comunitari.

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